Una storia, quella di Germana, caratterizzata da disgrazie, maltrattamenti e abbandoni, sopportati però alla luce della fede. Nata a Pibrac, presso Tolosa, nel 1579, rimane quasi subito orfana di madre. Il padre si risposa e poiché la piccola è di poca salute e con una malformazione congenita che la priva dell’uso della mano destra, la matrigna non la può vedere e la tratta con durezza. Privata di ogni affetto, a nove anni Germana viene isolata dal resto della famiglia, costretta a dormire nella stalla o in un sottoscala. Mandata a pascolare il gregge, esercita la carità verso i giovani pastori che incontra in campagna, a volte privandosi per loro del cibo già scarso. Poiché frequenta la parrocchia ascoltando ogni giorno la Messa, trasmette ai compagni quello che ha appreso su Dio e sulla Vergine, dimostrandosi una catechista convincente. Recita quotidianamente il Rosario e saluta la Madonna con l’Angelus. Gli abitanti del villaggio la chiamano “la bigotta”, prendendola in giro e insultandola, ma lei sopporta tutto con meravigliosa umiltà. Due prodigi si incaricano di disarmare gli schernitori, che un giorno la vedono attraversare il torrente Courbet che era in piena e non guadabile, senza che i suoi abiti siano bagnati; un’altra volta, rimproverata dalla famiglia perché sta portando troppo pane nel suo grembiule, lei lo apre e invece del pane si vedono soltanto dei fiori freschi. La trovano morta un mattino d’estate del 1601. Sepolta nella chiesa, a distanza di 43 anni, dovendo il becchino collocare un’altra defunta in quel luogo, scopre la salma della santa intatta, come se vi fosse stata messa poche ore prima. Affinché il prodigio possa essere ammirato da tutti, il parroco dispone che il corpo venga collocato in piedi presso la parete vicino alla porta della chiesa. La gente comincia a ricorrere alla intercessione di Germana e le grazie si moltiplicano. La Cousin viene beatificata da Pio IX nel 1854 e da lui canonizzata il 29 giugno 1867.




