Dt 4, 1. 5-9; Sal.147; Mt 5, 17-19.
Un’infanzia travagliata, quella di Lucia Filippini. Nata nel 1672 a Corneto, presso Tarquinia, rimasta orfana di madre quando non aveva ancora un anno, e poi di padre a sette, fu educata da uno zio materno, distinguendosi per ingegno e virtù, al punto che il parroco la incaricò di insegnare catechismo alle ragazze. Lo zelo con cui vi si dedicava non sfuggì al card. Marcantonio Barbarigo, vescovo di Montefiascone e Tarquinia, che la collocò nel monastero di S. Chiara a Montefiascone, perché vi restaurasse la disciplina alquanto rilassata. Lucia, soprattutto con l’esempio della sua vita di preghiera, di penitenza e di carità spinse il cardinale ad affidarle la direzione del monastero e, pur rimanendo laica, lei riuscì nell’intento. Nel 1692 il vescovo invitò S. Rosa Venerini, che aveva aperto delle scuole gratuite femminili a Viterbo, a fare altrettanto nella sua diocesi. Rosa accettò e nel monastero di S. Chiara cominciò a formare delle brave maestre, rimanendo colpita dalle doti e dalla virtù di Lucia. In breve sorsero ben dieci scuole e quando Rosa dovette tornare a Viterbo per attendere alle sue fondazioni, nominò direttrice Lucia che poi, nel 1704, fu eletta superiora dell’istituto che prese il nome di Maestre Pie. La Venerini visitò ancora le scuole di Montefiascone, però il Barbarigo aveva deciso la foggia dell’abito e le regole di quella che considerava un’opera sua e non di Rosa. Toccò allora a Lucia curare la formazione intellettuale e religiosa delle ragazze. Col tempo l’Istituto, rimasto diocesano per volontà del vescovo, si divise da quello di Viterbo, mentre Lucia fondò scuole in varie diocesi degli Stati pontifici e in Toscana. Si ebbero così le Maestre Pie Venerini e quelle che più tardi si chiamarono Maestre Pie Flippini., due istituti entrambi tuttora vivi e operanti nel mondo Lucia morì di tumore il 25 marzo 1732. Beatificata nel 1926, fu canonizzata nel 1930. Anche la Venerini è stata canonizzata nel 2006 da Benedetto XVI.




