La festa della Visitazione della Beata Vergine Maria fu istituita nel 1389 con un decreto redatto da papa Urbano VI ma promulgato, dopo la sua morte, dal successore Bonifacio IX, per impetrare dalla Madonna la fine del grande scisma d’Occidente. E nel 1441 il sinodo di Basilea confermò la festa. Nel calendario romano era stata fissata alla data del 2 luglio, perché in tale giorno era già celebrata dai frati Minori Francescani fin dal 1263. Secondo alcuni, sarebbe stato logico collocarla in un giorno immediatamente successivo a quello dell’Annunciazione (il 25 marzo), ma questo avrebbe significato inserirla nel tempo di Quaresima. Il 2 luglio si giustificava col fatto che, essendo Maria rimasta per tre mesi da Elisabetta ad Ain Karim, in Giudea, come ci racconta Luca nel suo Vangelo (1, 56), tale data cadeva esattamente otto giorni dopo la nascita di Giovanni Battista, in coincidenza cioè con il termine del periodo trascorso da Maria presso la cugina. La riforma del calendario liturgico ha preferito spostare la festa della Visitazione all’ultimo giorno di maggio, situandola tra l’Annunciazione e la nascita del Battista: così si adatta meglio alla narrazione evangelica. Inoltre, essa conclude il mese tradizionalmente dedicato dalla devozione popolare alla Vergine. La visita di Maria a Elisabetta suggella l’incontro di due donne che si vogliono bene e di due bimbi ancora nel grembo delle loro mamme, la più giovane in umile servizio della più anziana. La premura affettuosa di Maria esprime insieme al gesto di carità anche l’annuncio dei tempi nuovi compiutisi in Cristo. La Visitazione è giustamente chiamata anche la festa del “Magnificat” perché Maria si rende conto delle grandi cose compiute in Lei dall’Onnipotente ed il suo «d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» è per noi un invito a ricorrere alla sua intercessione e a renderci degni della misericordia di Dio che «si stende su quelli che lo temono».




