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Sara mentre guarda giocare Bell.


Ci vuole un’ora, per arrivare a Perti dalla stazione ferroviaria di Finale Ligure. Mezz’ora in piano per Finalborgo; mezz’ora in salita lungo la Beretta, la “strada della regina” che un tempo accolse i passi dell’Infanta di Spagna. È una via aspra, erta, come il cammino attraverso la notte che Sara Nicolini, 48 anni, veneta di Castello di Godego (Tv), ha percorso tre anni fa.
Quella di prendere “la via dell’eremo” non è stata per lei una decisione facile, dopo venti anni di vita religiosa nelle Carmelitane, ordine vibrante di un carisma forte. Eppure, è stata necessaria per rispondere a quel «qualcosa dentro» che incominciava a «scalciare». Scrive proprio così, Nicolini, nel libro La creatività del per-dono (Effatà Edizioni): scalciare. Come un animale in gabbia, il “qualcosa” pretendeva spazio. Giorno dopo giorno, voleva correre.


Tra volti e spade affilate
Non si è trattato di una folgorazione, racconta Nicolini che oggi, da persona consacrata, ha ripreso nell’eremo di Perti la sua professione di psicoterapeuta sistemico-relazionale, associandola a una creatività che spazia dal giardino alla cucina: dai fiori al pane, dalla terra alle marmellate di pernambucco, l’agrume tipico del Finalese.
«È stato un passaggio graduale», il cui germe si è manifestato a Cogoleto (Ge) durante il servizio in una casa per ferie dell’ordine carmelitano. Lì Sara ha iniziato a interrogarsi sulle sue sensazioni: «Nonostante avessi un punto fermo, la mia vocazione, qualcosa dentro di me stava cambiando… Mi sembrava di perdere me stessa».
Tanto hanno fatto gli incontri, «spade affilate», così li definisce Nicolini: Antonietta Potente, Alessandro Dehò, Paolo Scquizzato. Persone in ricerca di una preghiera libera, senza formule, immersa nel tempo, che parla di silenzio, di ascolto dello Spirito.
Nei vari dialoghi, qualcosa ha iniziato a chiarirsi: finché il desiderio di ritrovare il contatto con la natura e di «respirare aria buona» non si è manifestato pienamente. «Lo sguardo che da sempre avevo ha ricominciato ad aprirsi», dice. Uno sguardo che l’ha portata a chiedere all’ordine un anno sabbatico e a condividere con il vescovo di Savona, Calogero Marino, il suo desiderio “scalciante”.
Il dono e la meraviglia
Quando ci entri dopo aver percorso la strada della regina, l’ombra fresca della cripta della chiesa di Sant’Eusebio è un balsamo; ma la luce del mattino che penetra dalle feritoie, illuminando l’altare, non è soltanto bella. È stata anche utile: ha avuto un ruolo nel discernimento di Nicolini, le ha mostrato la via. Le ha fatto capire che cosa la tenesse «in gabbia»: come scrive nel suo libro, l’incapacità di riconciliarsi con il passato, con «i sì detti, i no ricevuti». Non a caso, il perdono o, meglio, il per-dono, è al centro della spiritualità che oggi Sara offre con i mezzi del nostro tempo: il canale YouTube “Pillole di spiritualità”, il sito Internet saranicolini.com, gli incontri di meditazione e preghiera in silenzio e i colloqui personali per chi ancora brancola in quella notte che a volte sembra non finire mai.
Ma la soluzione c’è: «Per-dono, non solo perdono», precisa Nicolini. Scindere in due la parola non è un esercizio di stile, è fare pace con sé stessi, con chi ci ha fatto dei torti e con la vita: «Rileggere la nostra storia nell’ottica del dono, lasciare agire in noi la creatività dello Spirito. Riconoscere che le cose non accadono per caso, ma per portare qualcosa di più grande». Il perdono, dunque, è legato alla creatività: «Se non si perdona, si rimane bloccati».
In altre parole, la notte diventa «meravigliosa», come dice sant’Agostino, solo quando i bagliori dell’alba spalancano gli occhi. Affinché questo succeda, bisogna per-donare. «E lasciarsi aiutare, certo. Consapevoli, però, di non poter evitare la notte, con il dolore e la fatica che essa comporta».


La luce è per tutti
Prima di giungere all’eremo, Nicolini ha scritto la regola che le scandisce la giornata. «Mi sveglio presto, leggo la Parola del giorno e prego», racconta. «Vado a camminare con Bell», cioè il border collie con cui vive. Ci sono poi le ore dedicate al lavoro di psicoterapeuta, al quale è tornata diversi anni dopo l’esperienza alla comunità Semprevivi di Milano. Il resto della giornata è destinato a varie attività: lettura e scrittura («almeno un’ora»), lavoro manuale, a volte l’accoglienza degli ospiti dell’oratorio, cioè le tre camerate con il bagno e la piccola cucina a disposizione dei gruppi.
Per due pomeriggi alla settimana, Sara incontra le persone in cerca di un dialogo spirituale. Ci sono poi l’apertura della chiesa, la domenica per la Santa Messa delle 16, e gli incontri del giovedì sera nella cripta: mezz’ora in silenzio, fra le pietre antiche, che Nicolini guida con una breve introduzione proponendo la ricerca del silenzio del cuore, luogo in cui poter ascoltare senza interferenze il Signore. Il silenzio è, infatti, necessario per riscoprirsi «abitati dalla Trinità», dice, in diretta connessione con il potenziale creativo di ciascuno di noi. Ecco, allora, che la creatività torna, ma con un nuovo significato: quello di contatto diretto con lo Spirito in ogni azione del giorno. «Si può dire anche soltanto un’Ave Maria pensando ogni parola, consapevoli di essere abitati dalla Santissima Trinità», dice. «Se c’è lo Spirito, ogni cosa la si fa consapevolmente».
Il messaggio è potente e senza confini. Difatti, è accolto anche dalle persone lontane dal messaggio cristiano che spesso partecipano agli incontri pubblici offerti dall’eremita. Se è vero che «la notte è per tutti», lo è anche la luce. Come quella che, nelle mattine d’estate, arriva morbida, accendendo le pietre antiche di grazia e dolcezza.




