«Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall'amore infinito di Dio». Papa Leone, nell’omelia della messa celebrata sulla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, si rivolge direttamente ai malati.

Il santuario di Lourdes, all'alba, quando i pellegrini cominciano ad avvicinarsi alla grotta delle apparizioni

Scende il silenzio, dopo i canti di accoglienza e la preghiera. Un silenzio pieno, quello degli oltre 150 mila pellegrini (quattromila quelli italiani arrivati con il Pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi) giunti dalla Francia e da tutto il mondo, dei volontari degli ospitali, dei sofferenti nel corpo e nello spirito che sono venuti fino alla grotta dove Bernadette, a 14 anni disse di aver visto una Signora vestita di bianco. Dopo l’umidità della notte, il sole riscalda i fedeli. In tanti indossano la maglietta con scritto “Géneration Léon”.

Un gruppo di pellegrini indossa la maglietta in onore di papa Leone

Il Papa ha appena concluso il suo incontro con i vescovi della Francia. A loro ha parlato francamente, a porte chiuse. Uno dei nodi che l’episcopato sta affrontando è quello degli abusi. Leone, nel pomeriggio, ha fissato un incontro con le vittime. «Un incontro che ci aiuta a capire cosa fare. Innanzitutto ascoltare le vittime in modo da essere più preparati a rispondere nel modo giusto, a riparare, ad avere cura, a progredire nella vigilanza», ha spiegato il portavoce della Conferenza episcopale francese, monsignor Pierre-Anotine Bozo. «Non possiamo ignorare la questione, essa deve sempre far parte delle nostre preoccupazioni». In un santuario che ha coperto i mosaici di Rupnik dopo le accuse di abusi, e che, dice sempre il portavoce, «ha avuto attenzione alla tante persone che soffrono e per le quali l’accoglienza era diventata complicata con queste opere in bella mostra», il vescovo di Lourdes sta valutando come procedere dopo questa prima tappa. «Penso che proporrà qualcosa di bello dopo questo primo passo perché ci sono tanti artisti che possono intervenire».

L'altare preparato per la messa sulla Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes

La bellezza, l’arte sono visibili mentre il Papa continua l’omelia. Lo ascoltano i tanti arrivati sulle carrozzine blu allineate l’una accanto all’altra, i giovani e gli anziani, le famiglie.

«Qui, nessuna fragilità viene respinta», dice Leone. Questo è il luogo di «una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita». Non un luogo dove si viene per guarire, ma dove si viene per essere accolti. La differenza è enorme, e in un tempo come il nostro — che davanti alla malattia, alla sofferenza, alla vecchiaia sembra voler ridefinire il valore della vita umana, quasi che essa valga solo finché è efficiente, autonoma, produttiva — questa differenza diventa una provocazione. La Grotta di Massabielle, dice il Papa, «si erge come un santuario della speranza cristiana».
Il Papa, poi, ricorda la promessa che fece Maria a Bernadette: «Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell'altro». Una promessa fatta a tutti anche oggi. «La vita eterna è una promessa solida e certa», sottolinea Leone. Non un'illusione, non un palliativo per chi soffre. Una promessa già pagata, con la croce e la risurrezione, e rinnovata ogni giorno nella grazia del battesimo.
Ma non è una promessa che si riceve passivamente. L’ostacolo più grande alla realizzazione di questo amore è il peccato, «il ripiegamento su sé stessi». E torna l'appello che Maria ripeté tre volte, qui, davanti a quella ragazzina: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!». Non una parola cupa, spiega, ma un'opera «suscitata dall'amore nella solidarietà con il genere umano». Anche per i peccatori. Anche per un mondo che va male, dilaniato da conflitti che «distruggono tante vite innocenti».

Così i malati, i sofferenti, diventano il cuore della Chiesa. «Il vostro ruolo è insostituibile», dice loro il Papa. Le pene di chi soffre, vissute in spirito di offerta, entrano in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno.

E infine l’invito a ripartire rinnovati: «Ripartirete come missionari della speranza», conclude il Papa. È il miracolo di questo posto: È il miracolo di questo luogo: «Suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore».