Il 20 marzo 2026, l'istituto comprensivo statale Iqbal Masih di Pioltello, un comune nell'hinterland est di Milano, resterà chiuso. Il motivo è la fine del Ramadan, il mese di digiuno e preghiera dell'islam. È la terza volta consecutiva che la scuola prende questa decisione, dopo averla adottata per la prima volta nel 2024. E per la terza volta, la notizia ha riacceso un dibattito che ormai segue un copione abbastanza prevedibile.

Come è nata la decisione, tre anni fa

La storia comincia nel 2024. Il preside dell'istituto, Alessandro Fanfoni, aveva spiegato pubblicamente la ragione pratica alla base della scelta: negli anni precedenti, il giorno della fine del Ramadan, in alcune classi si presentavano soltanto tre o quattro studenti. L'istituto ospita circa 1.200 alunni tra scuola materna, elementare e media, e il 55% è di origine straniera — una quota significativa dei quali è di fede musulmana.

Con quasi nessuno in aula, fare lezione in modo regolare era di fatto impossibile. Il consiglio d'istituto aveva quindi deliberato di chiudere la scuola quel giorno, recuperando le ore aprendo un giorno prima rispetto al calendario regionale lombardo. La decisione era stata presa all'unanimità nel maggio 2023, e comunicata all'ufficio scolastico regionale.

Perché è consentito dalla legge

La scelta non viola nessuna norma. Il decreto del presidente della Repubblica numero 275 del 1999, che regola l'autonomia scolastica in Italia, consente alle istituzioni scolastiche di adattare il calendario in base alle proprie esigenze, purché vengano garantiti almeno 200 giorni di attività didattica. L'articolo 5, comma 2 del decreto stabilisce che gli adattamenti del calendario sono stabiliti dalle scuole "in relazione alle esigenze derivanti dal piano dell'offerta formativa".

Non si tratta di un caso isolato. A Ivrea, alcuni istituti chiudono giorni aggiuntivi durante il Carnevale; a Prato, dove è presente una delle comunità cinesi più numerose d'Italia, alcune scuole adottano misure simili per il Capodanno cinese.

Cosa è successo nel 2024: la polemica, gli ispettori, il Quirinale

Quando la notizia della chiusura del 2024 divenne pubblica, suscitò reazioni politiche immediate. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini parlò di "islamizzazione" del Paese. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara chiese agli uffici competenti di verificare la compatibilità della decisione con l'ordinamento vigente, e dichiarò che le festività scolastiche possono essere introdotte solo da Regione o Stato. Il ministero inviò gli ispettori a Pioltello.

Gli ispettori dell'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia evidenziarono alcune irregolarità formali: la scuola aveva utilizzato quattro giorni di flessibilità invece dei tre previsti. L'istituto modificò la delibera, riformulandola con esplicito riferimento alla motivazione didattica — le numerose assenze prevedibili — e rinunciò a due altre giornate di vacanza per rientrare nei limiti. Il consiglio d'istituto confermò poi all'unanimità la chiusura per la fine del Ramadan.

Nel frattempo, la vicepreside Maria Rendani aveva scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitandolo a visitare la scuola. Mattarella rispose con una lettera in cui dichiarò di apprezzare "il lavoro che il corpo docente e gli organi di istituto svolgono nell'adempimento di un compito prezioso e particolarmente impegnativo". La lettera fu letta durante il consiglio d'istituto.

Il ministro Valditara annunciò l'intenzione di introdurre una norma per impedire in futuro chiusure analoghe. La norma non è mai entrata in vigore.

La risposta della Chiesa locale

Nel corso della polemica del 2024, una delle prese di posizione più nette arrivò dalla Chiesa cattolica locale. I tre parroci di Pioltello, don Andrea Andreis, don Giacomo Roncari e don Marco Taglioretti, firmarono una lettera aperta che fu letta al termine di tutte le messe la domenica delle Palme. Nella lettera, i sacerdoti scrissero che la decisione del consiglio d'istituto "è nata da una seria e attenta capacità di leggere il tessuto sociale della nostra città" e dichiararono di non accettare "i toni aspri e violenti con cui in questi giorni si è manifestato il dissenso, trasformando una scelta ponderata in una battaglia politica o ideologica". La lettera si chiudeva con una considerazione sulla vita quotidiana in quella città: "Quando le polemiche saranno finite (di solito bastano pochi giorni) a Pioltello resteremo noi, resteranno le persone; uomini, donne e bambini di buona volontà che vogliono vivere insieme."

Anche Roberto Pagani, diacono permanente e responsabile del Servizio ecumenismo e dialogo interreligioso della Diocesi di Milano, aveva espresso apprezzamento per quella che definì "una bella iniziativa di dialogo tra religioni". Pagani aveva sottolineato che la decisione offriva ai ragazzi l'occasione di "conoscere la cultura e la religione dei loro compagni di banco", e che nei quartieri di Pioltello i ragazzi di fedi diverse già vivevano la prossimità quotidianamente — in classe e nei campetti da calcio degli oratori — senza problematizzarla.

Cosa succede nel 2026

La scuola ha confermato la chiusura per il 20 marzo 2026, terzo anno consecutivo. Il dibattito si è riaperto negli stessi termini del 2024. L'europarlamentare della Lega Silvia Sardone ha segnalato su Instagram che, secondo un sondaggio pubblicato sul giornalino scolastico dell'istituto — L'Occhio dell'Iqbal (in memoria di Iqbal Masih, un bambino pakistano che fu costretto a lavorare in una fabbrica di tappeti da cui fuggì a dieci anni per denunciare pubblicamente lo sfruttamento del lavoro minorile) il Natale è la festa preferita dal 45,7% degli studenti delle medie, seguita dal Ramadan con il 34,3%. Un'altra europarlamentare leghista, Isabella Tovaglieri, ha parlato di "islamizzazione continua". L'associazione islamica capitolina, Musulmani per Roma 2027, ha proposto di adottare misure simili in alcune scuole di Roma.

Il preside Fanfoni, rispondendo alle domande degli studenti sul giornalino scolastico, ha ribadito che la decisione è stata confermata ogni anno perché la scuola era "consapevole" che "sarebbero mancati molti alunni e le lezioni non sarebbero state produttive".

Una scuola che si chiama Iqbal Masih, il nome di un bambino pakistano ucciso a dodici anni perché difendeva i bambini dallo sfruttamento. Un nome scelto non a caso. Un nome che dice: qui si vede chi è vulnerabile. Qui si protegge chi ha meno voce.