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L’effigie della Madonna delle Ciliegie collocata nella chiesa di Celleno dedicata a san Donato. È opera dell’artista Mariangela Cappa, già vincitrice della gara tra madonnari di Curtatone.


Due comunità distanti mezza Italia, la preziosità delle ciliegie che si concedono un solo mese l’anno, la devozione mariana impressa praticamente nel Dna: la storia che ricompone questi elementi, regalando la dolcezza che promette, è racchiusa nel quadro che, quest’anno, arricchisce la Celebrazione eucaristica per la tradizionale “Festa delle Ciliegie” nel borgo di Celleno (Viterbo). Si tratta di una Madonna delle Ciliegie dell’artista Mariangela Cappa, vincitrice per tre volte del Premio Incontri Nazionali dei Madonnari che dal 1973 si svolge ogni anno ad agosto a Curtatone, nel Mantovano. Non ha la fama della Madonna delle Ciliegie di Barresi o di quella di Tiziano, ma il dipinto è stato donato alla chiesa di Celleno dal Comune lombardo di Ceresara. I due piccoli centri da tempo vivono un gemellaggio culturale in grado di relativizzare gli oltre 300 chilometri che li separano. Il primo valore, dunque, è quello di un gesto di fraternità. E il parroco, don Giusto Neri, ci racconta che la preparazione della Messa solenne, che ogni anno, nell’ultima domenica di maggio, dà il via alla gustosa Festa, quest’anno è stata accompagnata con particolare entusiasmo dai fedeli e con rinnovata curiosità dai visitatori più o meno occasionali. Davanti al quadro, che don Giusto ha voluto collocare in un posto d’onore nella chiesa “grande” di San Donato, «si moltiplicano le soste e le preghiere».
«Nell’ambito della celebrazione abbiamo voluto un momento di orazione davanti alla Madonna delle Ciliegie e questo momento rappresenta davvero il cuore pulsante della festa», ci dice don Giusto, esprimendo un gioioso ringraziamento. «Innanzitutto, ringraziamo il Signore per questo frutto così buono che ci ha donato, segno della sua generosità e della sua Provvidenza verso le nostre famiglie e la nostra terra. E poi ringraziamo di cuore il Comune di Ceresara per questo dipinto che arricchisce la nostra cappella e rafforza nella preghiera il gemellaggio tra le nostre comunità».


A Celleno, noto da alcuni anni come “borgo fantasma”, perché ha saputo far rivere pezzi di storia e di costume rendendo un museo a cielo aperto quel poco che restava della rocca, la festa si vive dal 31 maggio al 2 giugno. Il paese ospita la grande fiera contadina, con le ciliegie fresche del territorio, che si accompagna alla processione serale tra le edicole votive del borgo. L’immagine che, al termine della festa, resterà nella chiesa a raccontare la devozione mariana con una sensibilità così propria del territorio, s’inserisce in una tradizione iconografica plurisecolare.
La più celebre rappresentazione della Madonna delle Ciliegie è il capolavoro dell’urbinate Federico Barocci, commissionato nel 1570 da Simonetto Anastagi di Perugia e realizzato tre anni dopo. Alla morte del committente, passa ai Gesuiti di Perugia, poi, dopo la soppressione dell’ordine nel 1773, arriva al Palazzo del Quirinale, per approdare infine, nel 1935, nella Pinacoteca Vaticana dove tuttora si trova. Raffigura la Sacra Famiglia in sosta durante la fuga in Egitto con san Giuseppe che porge teneramente un ramoscello di ciliegie al Bambino Gesù. Il soggetto trae spunto dal racconto di un vangelo apocrifo in cui si legge che Gesù piega miracolosamente una palma per coglierne i frutti, facendone scaturire acqua dalle radici. Barocci rielabora liberamente l’episodio sostituendo la palma con un ciliegio e trasformando il miracolo in un momento di dolcezza familiare. Il recipiente d’acqua accanto alla Vergine allude all’Eucaristia, mentre il rosso delle ciliegie sembra richiamare il sangue della Passione di Cristo ma anche alludere alla dolcezza dei frutti del Paradiso. Non è l’unica rappresentazione simile d’autore: anche Tiziano, tra il 1516 e il 1518, dipinse una Madonna delle Ciliegie oggi conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, in cui il Bambino Gesù si dimena su un parapetto per offrire ciliegie alla Madre, mentre dall’altra parte si sporge san Giovannino e chiudono ai lati i santi Giuseppe e Zaccaria.
Tornando al quadro arrivato da qualche settimana a Celleno e già amatissimo, incontriamo tra i fedeli in chiesa Giulio Gargiullo che ci aiuta a capire cosa rappresenti la festa delle ciliegie per la comunità. Giulio si occupa di marketing e comunicazione e si divide tra impegni lavorativi a Roma e i soggiorni nella casa del paese che appartiene da generazioni a un ramo della sua famiglia. A Celleno non smette di pensare in modo comunicativo e, infatti, le varie iniziative che ha ideato e suggerito a titolo gratuito al Comune gli sono valse nel 2024 la cittadinanza onoraria riconosciuta con una partecipata cerimonia. Tra le tante citiamo quella che ci sembra più simpatica oltre che più visibile: l’allestimento in prossimità dell’area antica di una gigantesca panca verde con due ciliegie legate da un peduncolo, mentre una grande ciliegia rossa sempre in ferro battuto dà il benvenuto all’arrivo al paese. Ci assicura: «Già prima dell’arrivo del quadro, la tradizione delle ciliegie con tutti i suoi significati si intrecciava a doppio filo con la forte devozione mariana del paese». Ci invita a scoprire, oltre ai ruderi del castello antico, il convento di San Giovanni Battista che custodisce all’interno della sua chiesina i resti, purtroppo in cattive condizioni, di un pregevole affresco raffigurante la Vergine col Bambino (di fattura superiore agli altri affreschi nel convento, che gli studiosi attribuiscono a un discepolo di Tiziano, ndr.)». Si tratta di una traccia sul muro visibile a occhio nudo prestando attenzione, ma che difficilmente si riesce a riprodurre in fotografia. «L’immagine, però», sottolinea Giulio, «è impressa nella memoria collettiva».
Del «legame profondo tra fede, cultura e territorio» parla spesso l’attuale sindaco Luca Beraldo, che ha salutato l’arrivo del quadro sottolineando: «La Madonna delle Ciliegie rappresenta per Celleno un simbolo di identità che intreccia la nostra storia, la nostra terra e le nostre radici cristiane. Non soltanto un dono prezioso, ma anche il frutto di un legame tra comunità che, a dispetto dei tempi di guerra che viviamo, rappresenta un’espressione della volontà di pace dei popoli».
Un’anziana che si sottrae alle foto ci saluta così: «Che la Vergine benedica i nostri alberi, le nostre famiglie e tutti coloro che vengono a condividere con noi la gioia di questi giorni».







