Il profeta Eliseo è una figura dominante nel IX secolo avanti Cristo. Oggetto di una speciale e diretta elezione da parte di Dio, come leggiamo nel primo libro dei Re (19, 16-1 e 19 e seguenti), fu chiamato a succedere ad Elia dopo la sua misteriosa scomparsa in cielo, ereditandone lo spirito e compiendo a sua volta molti miracoli, raccontati nel secondo libro dei Re in vari capitoli, a favore di persone singole e di intere comunità. Eliseo prese parte anche agli avvenimenti politici del suo Paese, sui quali esercitò un profondo influsso con oracoli e prodigi: ad esempio, in occasione della guerra del re d’Israele Ioram contro il re di Moab, egli disseta l’esercito e ne predice la vittoria. Nelle guerre che il re di Damasco, Ben-Hadad II, conduce contro Israele, Eliseo una prima volta interviene svelando i piani del nemico e facendone catturare i soldati; un’altra volta, durante l’assedio posto da Ben-Hadad a Samaria, predice la fine della carestia e dell’assedio stesso. All’inviato del re di Damasco, Hazael, predice la guarigione di Ben-Hadad dalla malattia che lo tormentava, ma nello stesso tempo individua in Hazael colui che provocherà la morte del sovrano, soffocandolo, e che regnerà poi al suo posto. Taumaturgo in vita, Eliseo lo fu anche dopo morte, facendo risorgere un defunto che era già stato deposto nel sepolcro, come leggiamo sempre nel secondo libro dei Re (13, 20 e seguenti). La sua tomba vuota si vedeva ancora in Samaria ai tempi di san Girolamo. Il culto di Eliseo fu propagato in Occidente dai Carmelitani insieme a quello di Elia: nel Capitolo generale nel 1399 ne fu introdotta la festa per l’Ordine. Le reliquie del profeta furono portate a Ravenna nel 718 e poste nella chiesa di San Lorenzo, nella cappella antichissima (risalente al 425) dei santi Gervasio e Protasio. Nel 1603 questa chiesa fu distrutta e nulla si sa della sorte toccata alle reliquie. Nella chiesa di S. Apollinare Nuovo, però, si mostra il capo di Eliseo.




