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Si affaccia dalla Loggia delle Benedizioni invece che dalla finestra del palazzo apostolico per annunciare, nella festa dell’Epifania e al termine dell’Anno giubilare, una speranza che è «con i piedi per terra». Perché, dice Leone, «viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova. Nei doni dei Magi, vediamo ciò che ognuno di noi può mettere in comune, può non tenere più per sé ma condividere, perché Gesù cresca in mezzo a noi». AL termine del Giubileo il Pontefice invoca: «Cresca il suo Regno, si realizzino in noi le sue parole, gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace. Tessitori di speranza, incamminiamoci verso il futuro per un’altra strada».
Il Papa parla di gioia, anche «in tempi difficili». Possibile perché «nasce da un Mistero che non è più nascosto». Lo dice l’Epifania, la cui parola significa, appunto, «“manifestazione”». Perché la vita di Dio si è svelata: «molte volte e in diversi modi, ma con definitiva chiarezza in Gesù, così che ora sappiamo, anche fra molte tribolazioni, di poter sperare. “Dio salva”: non ha altre intenzioni, non ha un altro nome. Viene da Dio ed è epifania di Dio solo ciò che libera e salva». Allora bisogna inginocchiarsi «come i Magi davanti al Bambino di Betlemme». E questo significa, «anche per noi, confessare di avere trovato la vera umanità, in cui risplende la gloria di Dio. In Gesù è apparsa la vera vita, l’uomo vivente, ossia quel non esistere per sé stessi, ma aperti e in comunione, che ci fa dire: “come in cielo così in terra”». Parla di comunione che «non può essere una costrizione, ma che cosa si può desiderare di più?».
Spiegando la presenza dei magi che portano a Gesù oro, incenso e mirra sottolinea che «non sembrano cose utili a un bambino, ma esprimono una volontà che ci fa molto pensare, giunti al termine dell’Anno giubilare. Dona molto chi dona tutto. Ricordiamo quella povera vedova, notata da Gesù, che aveva gettato nel tesoro del Tempio le sue ultime monetine, tutto quello che aveva. Non sappiamo che cosa possedessero i Magi, venuti dall’oriente, ma il loro partire, il loro rischiare, i loro stessi doni ci suggeriscono che tutto, davvero tutto ciò che siamo e possediamo, chiede di essere offerto a Gesù, tesoro inestimabile. E il Giubileo ci ha richiamato a questa giustizia fondata sulla gratuità: esso ha originariamente in sé stesso l’appello a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse, a restituire “ciò che si ha” e “ciò che si è” ai sogni di Dio, più grandi dei nostri».




