C’è un uomo che, quasi cinque secoli fa, spiegò con la propria vita che cosa significa essere liberi secondo il cristianesimo. Si chiamava Tommaso Moro e Papa Leone XIV lo ha ricordato nel discorso alle autorità di San Marino parlando dei martiri che «pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza».

Nato a Londra nel 1478, umanista, giurista, scrittore e amico di Erasmo da Rotterdam, Moro fece una brillante carriera politica fino a diventare nel 1529 Lord Cancelliere d’Inghilterra, una delle più alte cariche del regno. Era dunque un uomo di potere. E proprio per questo il suo «no» acquistò una forza straordinaria.

Quando Enrico VIII, deciso a ottenere l’annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona e a sposare Anna Bolena, arrivò allo scontro con Roma e volle affermare la propria supremazia sulla Chiesa d’Inghilterra, Moro si trovò davanti a una scelta: conservare posizione, prestigio e probabilmente la vita, oppure restare fedele alla propria coscienza.

Scelse la seconda strada.

Nel 1532 lasciò l’incarico di cancelliere e successivamente rifiutò di prestare il giuramento che avrebbe significato accettare il nuovo assetto religioso imposto dal sovrano. Non organizzò rivolte e non impugnò armi contro il re. Cercò anzi di affidarsi alla legge e perfino al silenzio. Ma non volle pronunciare parole contrarie a ciò che riteneva vero davanti a Dio.

Fu imprigionato nella Torre di Londra, processato per alto tradimento e infine decapitato il 6 luglio 1535. La Chiesa lo considera martire proprio perché preferì perdere tutto, compresa la propria vita, piuttosto che rinnegare la propria fede e la propria coscienza. Fu canonizzato da Pio XI. Nel 2000 Giovanni Paolo II lo proclamò patrono dei governanti e dei politici, indicando nella sua vicenda «il primato della verità sul potere».

Tommaso Moro incarna quella libertà cristiana richiamata da Leone XIV a San Marino. Non è la libertà di fare ciò che si vuole e nemmeno la ribellione sistematica all’autorità. Moro aveva servito fedelmente il suo re per anni. Ma per il cristiano nessun potere terreno è assoluto. Lo Stato può chiedere obbedienza alle sue leggi, non può diventare padrone della coscienza.

Quando il potere pretende di stabilire non soltanto ciò che un uomo deve fare, ma anche ciò che deve ritenere vero, la coscienza diventa l’ultima frontiera della libertà.

Per questo la storia di Moro continua a parlare alla politica. È precisamente la lezione ricordata da Leone XIV: la libertà cristiana nasce da una coscienza che non si vende e non si lascia possedere. Nemmeno dal re.