È sempre la storia antica dell’uomo con la clava. Poteva servire a difendersi da una fiera. Poteva essere usata contro un altro uomo. Così è stato per tutte le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche. Il fuoco, il ferro, perfino la polvere da sparo, i motori, l’elettricità, il nucleare! Internet e ora l’intelligenza artificiale. Strumenti, da usare per o contro l’uomo. Questo interessa al Papa, questo interessa alla Chiesa, stare dalla parte dell’uomo, mettere l’uomo al centro, di tutti i processi conoscitivi, di tutto lo sviluppo della scienza e della tecnica.

Siamo ancora bambini, a livello globale, a navigare nell’era digitale: solo oggi cominciamo a capire le conseguenze che non avevamo previsto della sua diffusione, della sua inevitabilità, per lavorare, per vivere, per sopravvivere. Però, dobbiamo fare i conti con le fake news, con le sindromi da astinenza, con la memoria che tentenna, anche nei più piccoli, con le modifiche a livello cerebrale dell’io. La prudenza è una virtù, non un impiccio, il dubbio è esercizio della ragione, non sempre un freno gratuito. Perché quando i titoli e i commenti sull’enciclica di papa Leone scrivono che «mette in guardia» dall’IA, sembrano ricalcare un cliché sull’attendismo delle gerarchie ecclesiali, a rilento nel mondo che corre; o esultano per le presunte spinte progressiste, stupiti da un Pontefice che si intende e tratta di IA.

Ma l’enciclica Magnifica Humanitas non è sull’IA. È sul tempo in cui l’IA avanza a ritmo vertiginoso e l’umanità deve conviverci, perché sia uno strumento a servizio dell’uomo e del bene comune. Ne riconosce le potenzialità, in campo lavorativo (dipende), sanitario (dipende), ma ne intuisce i pericoli e ne prevede di maggiori. La manipolazione della persona, la facilitazione e la velocizzazione di tutte le azioni offensive, di morte. E poi la concentrazione di potere nelle mani di pochi oligarchi nel mondo, alleati nel potere sul mondo e nel dominio sull’uomo.

Chi giudica l’utilizzo dei dati accumulati per controllare il mondo? Chi controlla i controllori? Questa è la profezia per cui il Papa allerta e prega, invitando i governi e le società civili non solo a vigilare, ma a studiare per operare il bene; a unirsi con chi ha buona volontà e intelligenza, per scrivere regole comuni e farle rispettare. Gli organismi internazionali, si direbbe. Che pur rispondono a poteri variabili, a interessi a volte della parte prevalente, e sono lenti. Invece la Chiesa può essere ancora una volta vedetta di un vero umanesimo, cercando e sperando nel sostegno di altre religioni. Davanti alle “cose nuove” è sempre nuova la parola di Gesù, il giudizio del Vangelo, il comandamento dell’amare Dio e il prossimo come se stessi. È un messaggio non solo spirituale, ma politico: crediamo fermamente che il bene comune sia interesse dei singoli e delle comunità, degli Stati. Se è vero che, come diceva madre Teresa, i poveri li avremo sempre con noi, perlomeno la tensione alla fraternità è la sola chiave per la salvezza del mondo.