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Nella foto: Martin Luther King, insieme ad altri rappresentanti religiosi, in una manifestazione di solidarietà all’Onu il 15 aprile 1967. Viene citato in Magnifica humanitas, insieme ad altri «che con il loro impegno hanno contribuito a rendere più umana la storia» (n. 124).


Cari amici lettori, come c’era da aspettarsi, Magnifica humanitas, la prima enciclica di papa Leone, resa pubblica il 25 maggio, sta facendo parlare di sé e ha suscitato un enorme interesse non solo in ambito cattolico. Il Pontefice, per la prima volta nella storia, ha presenziato di persona alla sua presentazione in Vaticano e questo la dice lunga su quanto il tema della dignità umana nell’era della intelligenza artificiale (IA) gli stia a cuore, come è significativa la presenza di un esponente del mondo delle Big Tech, Christopher Olah, nel panel di presentazione. All’enciclica sono dedicati due dei nostri servizi (pag. 16 e 22).
Dell’enciclica qui vorrei sottolineare qualche passaggio meno “appariscente” ma che dice molto della sua visuale. Essa infatti parla certamente di intelligenza artificiale, del suo impatto nelle nostre vite, nelle guerre, nella comunicazione, ma in una prospettiva precisa: salvare la nostra umanità. Spicca in questo ampio discorso la bellissima sezione dedicata al limite, intitolata appunto “Il limite, il cuore, la grandezza dell’essere umano” (nn. 118-126). Sono paragrafi apparentemente “eccentrici” rispetto al resto ma altamente significativi.
In uno scenario fatto di «sogni prometeici» (n. 128) , dove si immagina un «uomo potenziato” o «ibridato” grazie alla tecnologia (n. 115), il Papa fa l’elogio del limite, visto non come «difetto da correggere” ma come «luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione» (n. 118). La finitudine «accolta nella verità» può aiutare l’essere umano a «riconoscere la propria e l’altrui dignità come inviolabile» (n. 122).
Ed è qui, in questo “varco” aperto dal limite, che si apre un mondo di possibilità nuove. Nell’esperienza del limite, c’è l’intuizione umanizzante dell’arte e della cultura (il Papa cita tre grandi capolavori come la Nona di Beethoven, Guernica di Picasso, Schindler’s List di Spielberg). Ma c’è anche la serie di «istituzioni giuste, testimonianze credibili e fedeltà quotidiane» che indicano una direzione: «Far crescere la tecnica senza far regredire il cuore… L’umanità – magnifica e ferita – può accogliere i progressi della tecnica per alleviare le sofferenze e aprire possibilità nuove, purché non rinneghi ciò che la rende se stessa, cioè la capacità di relazione e di amore» (n. 126). Il vero uomo “potenziato”, il vero «più che umano», ci dice ancora Leone, è l’uomo trasformato dalla grazia (n. 127-128), capace di trascendersi e di aprirsi a un «progresso che serve la persona e i popoli» (n. 129).
In conclusione all’enciclica, Leone, per invitare tutti alla responsabilità nel costruire questa civiltà dell’amore, cita il grande scrittore cattolico Tolkien, il cui immaginario è sfruttato anche dai tecnocrati dell’IA (il nome Palantir, l’azienda di analisi di big data di Peter Thiel, viene dal Signore degli anelli): «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare» (n. 213). La “salvezza” non sta nel potere dell’oro (oggi l’IA) ma in quella «miriade di fratelli e sorelle solidali» che tengono in piedi il mondo (discorso a Bamenda, 16 aprile) e che sono capaci di cambiare la storia perché «prendono davvero sul serio la dignità di tutti» (n. 124).







