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A Pavia il Papa ringrazia i medici del Cnao: "Fate miracoli".
È con il mistero più tremendo, quello della sofferenza e della malattia dei bambini, capace di fa vacillare anche la fede più solida, che si è confrontato papa Leone all’inizio della sua visita a Pavia. «Dio non vuole che nessuno soffra», ha detto il Pontefice incontrando 10 piccoli pazienti e le loro famiglie al Centro nazionale d’adroterapia oncologica (Cnao), prima tappa del suo pomeriggio del 20 giugno. «Quello che ci promette Dio» nel dolore, ha assicurato, «è che sarà sempre presente. Quando le cose sono difficili, affidiamoci a lui». E ai genitori raccomanda: «Fate capire a tutto il mondo come quando ci sono momenti difficili, se non c’è la presenza della famiglia, tutto è più difficile».
Il Cnao è un’eccellenza mondiale nella cura dei tumori complessi attraverso una forma avanzata di radioterapia che fa uso di protoni e ioni di carbonio, capaci di prendere di mira tipi di cancro selezionati, altrimenti non operabili. Dal 2011, quando sono iniziati i trattamenti, il Cnao ha preso in carico più di 6.000 pazienti, adulti e bambini, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, con oltre 600 nuovi casi affrontati ogni anno. Leone ha ringraziato il centro, «che fa miracoli», ha detto, e il personale, «perché Dio opera nelle nostre vite anche tramite i medici, gli infermieri, tante persone». E infine ha ricordato l’importanza della ricerca, come via per preparare il futuro.
Una fede da riannunciare sui passi di Agostino
È stata poi la volta del cuore religioso della visita a Pavia, la parte dedicata a sant’Agostino. L’autore delle Confessioni, il «dottore della grazia», come l’ha presentato al Papa il priore degli Agostiniani, padre Joseph Farrell, riposa a San Pietro in Ciel d’Oro, basilica medievale affidata ai padri Agostiniani, in cui Robert Prevost si era già recato varie volte e in cui, quando era egli stesso priore generale, aveva accolto Benedetto XVI in visita nel 2007. Agostino, nato nel 354 a Tagaste, nell’odierna Algeria, giunse a Milano intorno ai trent’anni e si convertì al cristianesimo dopo aver conosciuto sant’Ambrogio. Per 34 anni fu quindi vescovo di Ippona, nella sua patria d’origine, e lì morì all’età di 75 anni. Il suo corpo fu traslato prima in Sardegna e quindi a Pavia nell’anno 722.
Proprio la conversione di Agostino ha caratterizzato il discorso di Leone: «C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede», ha raccomandato. «Perciò, bisogna annunciare il nucleo del Vangelo, cioè Gesù, che nella sua incarnazione, morte e risurrezione ci rivela il mistero di Dio e al tempo stesso il mistero che siamo noi stessi». In questo senso, Leone ha fatto notare che il pensiero, la storia della sua conversione e la spiritualità di Agostino «ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità: “Non uscire fuori di te. Ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore”».
No alle parole d’odio
Attraversata Pavia con la Papamobile, il pontefice è quindi giunto in Piazza del Duomo, accolto dai ragazzi e dagli animatori dei grest parrocchiali e dalla comunità peruviana di Pavia. Protagonisti dell’allestimento del sagrato, un ulivo e dodici ceste di pane, accompagnati da centinaia di foglietti con i pensieri dei bambini, cui si sono aggiunti i messaggi lasciati durante la sera e la notte precedente dai giovani di passaggio. All’altare, il quadro della Madonna della Colombina di Copiano, un santuario in cui il cardinale Prevost avrebbe dovuto chiudere il Giubileo mariano nel maggio 2025. Appuntamento che era saltato con la sua elezione al soglio pontificio. E così, un anno dopo, quell’incontro tra il Papa e la Madonna si è realizzato, seppure in altro modo. «Perseverate nell’amicizia», ha raccomandato ai ragazzi: «Se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo essere tutti costruttori di pace. No a parole d’odio! No al bullismo! (il Papa lo ha detto in inglese: bulling). No alle guerre tra paesi!».


A cuore il bene comune
È stata poi la volta di piazza Vittoria, dove ha incontrato la cittadinanza. «La città è una per tutti, è singolare e plurale. Essere sociali significa essere solidali, comportandosi da autentici soci: motivati dal bene comune e non da interessi di parte», ha raccomandato. «Poiché dunque il popolo è responsabile dello spazio pubblico, davanti alle sfide attuali chiediamoci che cosa fortifica e che cosa erode le nostre case: domandiamoci che cosa rende stabile e che cosa ferisce la nostra società. Altrimenti, ciò che è di tutti rischia di diventare di nessuno: quando l’indifferenza sembra disgregare la nostra comunità, occorre rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina». E ha chiosato: «Oggi invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città!».
Intanto, la visita si è concretizzata anche in un atto di carità: la Confederazione italiana agricoltori di Pavia ha donato al Papa due tonnellate di riso Carnaroli, prodotto d’eccellenza della zona. Tramite l’Elemosineria apostolica, il riso sarà in parte distribuito ai poveri di Roma e 800 chili verranno inviati in Ucraina.
«Questa visita è «un grande dono. Un bel momento per la comunità civile ed ecclesiale. Un’esperienza di fede e di speranza per molti», ha commentato il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti.





