«L'inquietudine di cui mi parli non è un segno negativo. Spesso è il luogo in cui Dio lavora in profondità». Possiamo solo immaginare quanto per il giovane Pietro, maturando di Reggio Calabria, queste parole siano state di conforto e incoraggiamento, soprattutto perché a scriverle è stato il Santo Padre. Pietro frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico a Reggio Calabria. Si sente inquieto e come dargli torto: davanti ai cambiamenti è facile sentirsi smarriti. Nel suo caso, a scombussolarlo è la fine del percorso scolastico: «Avverto dentro di me tanta inquietudine e tanta confusione», scrive infatti a Leone XIV attraverso le pagine di Piazza San Pietro, la rivista edita dalla Basilica vaticana. Le inquietudini sono tante e riguardano innanzitutto il futuro, i legami e il sogno di costruire una famiglia: «Sento il timore di perdere tutte le amicizie conquistate in questo capitolo della mia vita, non solo a scuola, ma anche in parrocchia e nella mia vita quotidiana [...] Sa Santità, io sogno di costruire e realizzare il progetto di una famiglia unita nell'amore di Cristo per camminare insieme a qualcuno sulla strada del Suo amore, ma come ho detto, le mie certezze relazionali vacillano, temo di non riuscire neanche a capire quali sono i legami autentici che vale la pena conservare e alimentare e quali quelli meno sinceri di cui posso fare a meno».
La risposta è accorata. «Carissimo Pietro, ho letto con commozione la tua lettera», esordisce Leone. «In essa riconosco il cuore di un giovane che non si accontenta e che prende sul serio la propria vita. Vorrei dirti anzitutto una parola che viene prima di ogni altra: tu sei amato da Gesù. Non in modo astratto, ma personalmente, così come sei oggi, con le tue domande e i tuoi sogni, le tue paure e i tuoi desideri. Questo amore ti precede e ti accompagnerà sempre, non dipende dalle scelte che farai né dalle strade che percorrerai».
Parole profonde e piene di speranza. Il Papa non offre una una dissertazione accademica ma parla dell’amore di Dio nella sua concretezza. Mette in luce la vicinanza di Gesù, capace di comprendere i turbamenti del suo cuore: «Gesù conosce bene l'esperienza dell'amicizia. Ha chiamato amici i suoi discepoli, con loro ha condiviso il pane e il cammino, era amico di Lazzaro, di Marta e di Maria. Ha vissuto legami veri e autentici fino a sperimentare la fatica del distacco e del tradimento. Per questo Gesù sarebbe il primo a capire il tuo timore di perdere le amicizie che hanno segnato questi anni. Per te non tutto resterà uguale, ma ciò che è stato autentico non va perduto, anzi l'amore vero non si dissolve e rimane per sempre, matura anche quando cambia forma».

Il Pontefice rilegge poi lo smarrimento alla luce della fede: «L'inquietudine di cui mi parli non è un segno negativo. Spesso è il luogo in cui Dio lavora in profondità. È come la terra che il contadino ha arato ed è pronta ad accogliere un seme nuovo. Ti invito ad ascoltare con sincerità i desideri del tuo cuore, non quelli passeggeri che sciolgono come la neve al sole, ma quelli che resistono nel tempo, ti fanno avvertire una pace profonda e ti orientano verso scelte di bene, al dono di te e verso una vita condivisa. Da lì nasce il discernimento».
Indicazioni preziose per Pietro sicuramente, ma che custodiscono in sé un valore universale: «Non avere fretta di comprendere tutto subito. Il tempo è un maestro paziente e cura le ferite. La preghiera quotidiana, anche semplice e povera di parole, l'ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti e il confronto con persone sagge ti aiuteranno a riconoscere quali legami custodire e far crescere e quali, senza giudizio, potare. Non tutto ciò che finisce è una sconfitta: a volte è solo un passaggio necessario per crescere. Il tuo sogno di una famiglia fondata nell'amore di Cristo è un dono prezioso anche per la Chiesa, custodiscilo con fiducia. Il Signore non delude i desideri che Lui stesso ha acceso nel cuore».

Un dialogo intimo, quindi, ma capace di toccare il cuore di chiunque stia attraversando un tempo di ricerca. Scrive Pietro, a esame di maturità ormai in vista: «Santo Padre per tutto questo e per il mio prossimo futuro Le chiedo di pregare per me, affinché io possa capire come convivere con questo senso di inquietudine e nostalgia che mi sta accompagnando e riesca a intraprendere serenamente la mia strada, sempre facendo la volontà di Dio». Ed ecco Leone, accorato proprio come un padre: «Ti assicuro la mia preghiera. Chiedo per te la grazia della pace interiore, della fiducia e di uno sguardo limpido sulla tua vita. Ti affido a Maria, che da giovane ha imparato a fidarsi nonostante abbia custodito nel cuore domande più grandi di lei».