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Fedeli raccolti presso la Chiesa di Nostra Signora di Muxima per il rosario per la pace.
E’ un popolo vivo, carico di entusiasmo, di gioia e fiducia, di fede fervente e devozione sincera, quello degli angolani, giovani e adulti, che hanno raggiunto la zona del Santuario di Nostra Signora di Muxima, sono arrivati da diverse parti del Paese e si sono accampati con le tende nei pressi della chiesa per partecipare nel pomeriggio di oggi, 19 aprile, alla recita del rosario per la pace con papa Leone XIV, nel secondo giorno della sua visita apostolica in Angola.
Il Santuario di Mamã Muxima, nella provincia di Bengo, nell’Angola occidentale, dedicato all’Immacolata Concezione, nel quale la Vergine è venerata con il nome di Madre del Cuore, come la chiamano gli angolani in lingua kimbundu – Muxima significa “cuore” -, si raggiunge dopo oltre due ore di viaggio dalla capitale Luanda.


Il Papa in preghiera nella Chiesa di Nostra Signora di Muxima.
(REUTERS)La sua storia è strettamente legata a quella, dolorosa, della tratta degli schiavi durante l’epoca della colonizzazione portoghese. La chiesa venne costruita in stile coloniale portoghese alla fine del XVI secolo, a Muxima, sul fiume Kwanza, uno dei centri più importanti per il commercio degli schiavi nel Paese, protetto dalla fortezza. Nel santuario gli uomini ridotti in schiavitù e venduti venivano battezzati prima di essere chiusi nelle navi dirette Oltreoceano.
La chiesa è stata per molto tempo luogo di devozione di tanti pellegrini cristiani ed è stato inserito nella lista provvisoria del Patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1996.


Una donna con la Bibbia sulla testa in attesa del rosario.
(REUTERS)L’atroce piaga della schiavitù ha segnato in modo lacerante e profondo la storia dell’Angola: tra il XVI e il XIX secolo si calcola che circa 6 milioni di angolani furono deportati in Sudamerica. Il Paese, affacciato sull’Oceano atlantico, è stato il più grande serbatoio di schiavi, manodopera forzata, per il Nuovo Mondo. La maggior parte degli schiavi angolani fu deportata in Brasile, colonia portoghese: con poco meno di 5 milioni di esseri umani importati come schiavi dall’Africa (il 75% dei quali dall’Angola) nel periodo coloniale, il Brasile è stato l’ultimo Paese occidentale ad abolire la schiavitù, con la Lei aurea del 1888.


Angolani accampati con le tende nei pressi del santuario a Muxima.
(REUTERS)Il santuario mariano di Muxima è quello più vicino alla devozione popolare degli angolani. Qui i fedeli sono sempre accorsi per pregare per la pace e chiedere conforto e protezione nei periodi più bui della storia del Paese, in particolare durante la lunga guerra civile terminata nel 2002 che ha straziato l’Angola lasciando ferite profonde non ancora completamente risanate.
Al termine del rosario, papa Leone nella sua riflessione finale ha ricordato che questo santuario «è stato spontaneamente ribattezzato dai fedeli “santuario della Madre del Cuore”. E’ un titolo bellissimo, che ci fa pensare al cuore di Maria, in cuore limpido e sapiente, capace di conservare, meditare gli eventi straordinari della vita del Figlio di Dio». Recitare il rosario, ha aggiunto Leone, «ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, tutti diversi l’uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore».
Il Papa ha inoltre ricordato che in questo luogo è in corso un progetto per la costruzione di un nuovo santuario che possa ospitare tutti quelli che arrivano in pellegrinaggio, specialmente i giovani, alla quale la Vergine affida il compito di «costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà. E dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti».
Dopo il rosario, il Papa è rientrato a Luanda. Lascerà l’Angola la mattina del 21 aprile, per raggiungere la Guinea equatoriale, quarta e ultima destinazione del suo viaggio apostolico nel continente africano.




