«La pace comincia la dignità»: è lo slogan dell’edizione di quest’anno della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani, che si celebra oggi 8 febbraio, festa di Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese naturalizzata italiana, che da bambina venne rapita e venduta più volte dai mercanti di schiavi, subendo sulla sua pelle la sofferenza e le umiliazioni atroci della tratta e della schiavitù. A ricordarlo, richiamando il tema che anima la Giornata, è stato papa Leone XIV subito dopo la preghiera dell’Angelus, davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro. Secondo i dati delle Nazioni Unite, le vittime della tratta nel mondo oggi sono circa 27 milioni, soprattutto donne, bambini, migranti. «Ringrazio le religiose ed tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù», ha detto il Papa.

La lettura del Vangelo di Matteo di oggi segue il Vangelo delle Beatitudini, ha spiegato il Pontefice affacciato dal Palazzo apostolico: «Dopo avere proclamato le Beatitudini, Gesù si rivolge a coloro che le vivono, dicendo che grazie a loro la terra non è più la stessa e il mondo non è più nel buio. “Voi siete il sale della terra. […] Voi siete la luce del mondo”. È infatti la gioia vera a dare un sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era. Questa gioia sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto. È la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione».
Nella prima lettura dal libro del profeta Isaia, ricorda Leone, vengono elencati i gesti che interrompono l’ingiustizia: «Dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa. Allora – continua il profeta - “la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto”».

Bambini davanti a un murales dedicato a Santa Giuseppina Bakhita nella parrocchia del campo per rifugiati di Jeberona, alla periferia di Khartoum, in Sudan.
Bambini davanti a un murales dedicato a Santa Giuseppina Bakhita nella parrocchia del campo per rifugiati di Jeberona, alla periferia di Khartoum, in Sudan.

Bambini davanti a un murales dedicato a Santa Giuseppina Bakhita nella parrocchia del campo per rifugiati di Jeberona, alla periferia di Khartoum, in Sudan

(REUTERS)

Continua il Papa: «È doloroso, infatti, perdere sapore e rinunciare alla gioia; eppure, è possibile avere questa ferita nel cuore. Gesù sembra mettere in guardia chi lo ascolta, perché non rinunci alla gioia. Il sale che ha perso sapore, dice, “a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente”. Quante persone – forse è capitato anche a noi – si sentono da buttare, sbagliate. È come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo. Sono infatti gesti concreti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia».

Leone sottolinea che questi gesti «ci pongono controcorrente». Gesù stesso nel deserto fu tentato di seguire la strada della potenza, dell’affermazione della sua identità, dell’esibizione. Ma scelse di respingere «le vie in cui si sarebbe perso il suo vero sapore»: ovvero «la vita donata, l’amore che non fa rumore».
Il Pontefice esorta allora i fedeli a lasciarsi «illuminare dalla comunione con Gesù. Senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace».

Dopo la recita dell’Angelus, il Pontefice ha ricordato la beatificazione di don Salvador Valera Parra, parroco spagnolo, «umile e premuroso nella carità pastorale». Ha espresso il suo dolore per la notizia dei «recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria che hanno causato gravi perdite di vite umane». Nei giorni scorsi almeno 51 persone sono state sequestrate e sei sono state uccise nel corso di una serie di attacchi contro quattro differenti villaggi dello Stato di Kaduna. L’arcidiocesi cattolica di Kafanchan ha confermato che un sacerdote è stato rapito. «Esprimo la mia vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo», ha detto papa Leone. Che ha poi assicurato la sua preghiera anche per le popolazioni in Portogallo, Marocco, Spagna e Italia meridionale, colpite da inondazioni e frane, incoraggiando «le comunità a rimanere unite e solidali».

Infine, ancora un forte, accorato richiamo alla pace: «Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenza economica e militare, ce lo insegna la storia, non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza fra i popoli».