«Lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore e liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile». È la forte invocazione di papa Leone XIV nell’omelia della Messa di Pentecoste, che conclude il tempo pasquale, celebrata nella Basilica di San Pietro davanti a una folla di fedeli provenienti da tutto il mondo.

Il Papa durante la celebrazione a San Pietro
Il Papa durante la celebrazione a San Pietro

Il Papa durante la celebrazione a San Pietro

(REUTERS)

Il cenacolo trasformato dallo Spirito

L’aspersione con l’acqua santa, l’incenso, il canto in latino della Sequenza con l’inno allo Spirito Santo, i gesti liturgici. Ogni elemento della liturgia suggerisce la solennità di questa festa che, assieme alla Pasqua e al Natale, è la più importante per i cristiani.

Commentando il brano del Vangelo di Giovanni, il Papa ha riportato i fedeli al «primo giorno della settimana», quando il Risorto appare agli apostoli chiusi nel cenacolo per paura: «Gesù vi entra nonostante le porte chiuse e li riempie di gioia», ha ricordato Leone XIV, sottolineando come Cristo mostri le sue ferite: «Questi segni della passione, più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre».

È proprio in quel luogo segnato dalla paura che nasce la Chiesa: «Il luogo della cena e del tradimento si trasforma e, da sepolcro degli Apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione».

La pace nasce dal perdono

Il cuore dell’annuncio pasquale, ha spiegato il Pontefice, è la pace che scaturisce dal Risorto: «Lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace». Una pace che non è semplice assenza di conflitto, ma frutto del perdono.

«Questa pace viene dal perdono e ci porta al perdono», ha affermato il Papa, ricordando le parole di Gesù: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati». In questo gesto, ha aggiunto, Cristo affida alla Chiesa «un’opera divina», quella della riconciliazione universale, perché, ha aggiunto, la Pentecoste si «compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai, la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa. Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima».

Un momento della celebrazione
Un momento della celebrazione

Un momento della celebrazione

(REUTERS)

Lo Spirito e la missione della Chiesa

Il Pontefice si è soffermato sul senso e le finalità della missione della Chiesa che nasce a Pentecoste proprio con l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli che finalmente trovano il coraggio di uscire dal Cenacolo e annunciare il Vangelo. «Lo Spirito del Risorto è lo Spirito della missione», ha detto papa Leone richiamando il mandato di Cristo: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

La Chiesa, ha spiegato, non è spettatrice ma protagonista del Vangelo: «Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza». Una missione che nasce dalla fede: «La prima opera dello Spirito Santo in noi è la fede con la quale professiamo: Gesù è Signore!».

La verità che unisce e difende la Chiesa

Nel mondo segnato da divisioni e conflitti, il Papa ha richiamato il ruolo dello Spirito come elemento di autenrico rinnovamento e principio di unità: «Lo Spirito del Risorto è lo “Spirito della verità”». Per questo, ha detto, il Paraclito «promuove sempre l’unità nella verità». E ha messo in guardia la comunità cristiana: lo Spirito ci difende «dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo», perché la verità non divide ma costruisce comunione. E ha sottolineato come, «da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi».

Lo Spirito del Risorto, ha poi ricordato il Papa, «non viene effuso una volta e poi basta, ma costantemente. Come l’Eucaristia è la presenza viva di Cristo, che sempre ci nutre, così lo Spirito Santo imprime in noi il suo carattere nel Battesimo, che ci fa cristiani; nella Cresima, che ci rende testimoni; nell’Ordine, che costituisce ministri e pastori per il popolo di Dio. In ogni Sacramento Egli è dator munerum, sorgente di santità che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio. Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune».

Una Pentecoste per il mondo ferito

Il Papa ha concluso la sua riflessione con un forte appello per la pace e la giustizia. Ha pregato perché lo Spirito Santo «ci salvi dal male della guerra», una guerra che non può essere vinta «da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore». E ancora: «Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile». Una supplica affidata a Maria, «Madre della Chiesa», perché accompagni il cammino dei credenti nella pace e nella speranza.