«La libertà si realizza nel dono, nella comunione, nell’incontro e nel dialogo». È attorno al significato più profondo della libertà che Papa Leone XIV ha costruito il suo discorso alle autorità della Repubblica di San Marino, un Paese che proprio della Libertas ha fatto uno dei propri valori fondanti.

Una libertà, ha spiegato il Pontefice, che non può essere ridotta soltanto all’indipendenza politica o alla possibilità di autodeterminarsi. «Nel contesto della storia di un popolo e di uno Stato, essa esprime certamente l’aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da altre autorità politiche. Ma, nello stesso tempo, Libertas significa molto di più».

Per Leone XIV, infatti, «non c’è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale».

Il Papa mette così in guardia da una concezione della libertà che finisce per trasformarsi nel suo contrario. Talvolta, ha osservato, ci troviamo «di fronte all’idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere». Nella visione cristiana, ha rimarcato, «libertà e comunione stanno o cadono insieme».

Da qui il richiamo alla libertà di coscienza e a quanti, ieri come oggi, sono disposti a pagarne personalmente il prezzo. «Promuovere la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libertà perché testimoniano proprio il primato della coscienza».

Persone che, ha aggiunto Leone, «saldamente formate dalla ricerca della verità», diventano pienamente responsabili delle proprie decisioni e dunque autenticamente libere.

Citando san Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, il Pontefice ha rivolto il pensiero a quanti ancora oggi rimangono fedeli alla propria coscienza anche nelle situazioni più difficili: «Con ammirazione esprimiamo la nostra solidarietà a quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza».

Nel discorso alle autorità, Leone XIV si è poi soffermato sulla particolare natura della Repubblica di San Marino, indicandola come un possibile luogo di sperimentazione di una politica vicina ai cittadini.

«Questa visita, analogamente a quanto accaduto nel Principato di Monaco, mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana».

Per questo San Marino, secondo il Papa, può diventare un vero e proprio «laboratorio» di buona politica. Un luogo dove, «senza derogare alla laicità dello Stato», sia possibile attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: «la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale».

Un impegno che diventa ancora più importante alla vigilia dell’entrata in funzione dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, quando la Repubblica sarà chiamata a confrontarsi stabilmente con una realtà più ampia e complessa, alla quale, secondo Leone XIV, potrà offrire il proprio contributo.

Al centro di questo «laboratorio» deve esserci, per il Pontefice, soprattutto «la cura dell’umano». San Marino, ha osservato, è una comunità «ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico» e proprio per questo può perseguire tale obiettivo attraverso «la tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale».

Il Papa ha ricordato anche la lunga tradizione di accoglienza della Repubblica, «che non è mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed è nella prova». Una vocazione che recentemente si è manifestata «con il sostegno e l’ospitalità al popolo ucraino» e nell’impegno «in favore del diritto internazionale umanitario in un momento storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato».

Una sensibilità che Leone XIV riconduce anche «alla tradizione cristiana di questo Paese e alla costante e positiva collaborazione fra le autorità politiche e il vescovo nella ricerca del bene comune».

Il Pontefice era arrivato in elicottero a San Marino, dove è stato accolto dai Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva. Con lui una delegazione vaticana ai massimi livelli: il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, il Sostituto, monsignor Paolo Rudelli, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, a sottolineare anche il rilievo internazionale della visita nella Repubblica del Titano. Il vescovo del Titano, monsignor Domenico Beneventi, con una battuta, aveva definito l’eventp «il più grande spettacolo dopo il Big Bang».