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Il Papa mentre saluta i fedeli presenti in piazza San Pietro per l'udienza generale
«L’unità è un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore».
È il centro della catechesi di papa Leone XIV durante l’udienza generale del mercoledì – l’ultima prima della pausa estiva di luglio – che ricorda che è proprio il sacramento eucaristico che educa i cristiani allo stile di vita di Gesù, fondato sul dono di sé.
Il caldo record che in questi giorni avvolge Roma e molte altre città italiane ed europee non ha fermato i pellegrini arrivati da ogni parte del mondo per l’appuntamento settimanale con il Pontefice. Piazza San Pietro si è riempita di fedeli nonostante il solleone: bandiere colorate, cappellini, ombrelli per cercare un po’ di riparo dai raggi del sole e tanti cellulari pronti a catturare il passaggio del Pontefice sulla papamobile scoperta.
Come ormai consuetudine, grande entusiasmo soprattutto tra i bambini, protagonisti del giro del Papa tra i settori delimitati dal colonnato del Bernini. Piccoli pellegrini con abiti leggeri e cappellini di ogni tipo hanno salutato Leone XIV, molti dei quali anche a piedi nudi per affrontare meglio la giornata torrida. A fare da sottofondo il coro spontaneo di «Viva il Papa» nelle diverse lingue, mentre i presenti cercavano la posizione migliore per vedere da vicino il Pontefice. Al centro della catechesi dell’udienza generale il tema dell’unità, alla luce della costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II, la Sacrosanctum Concilium, e della riflessione sull’Eucaristia.
«L’unità è un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore», ha affermato papa Leone, «l’Eucaristia è il sacramento del Regno che viene. È il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste, fino al giorno beato in cui Dio sarà tutto in tutti». Un cammino che non riguarda soltanto il rapporto personale con Dio, ma anche la relazione con gli altri: «È la forma del sacrificio spirituale dei cristiani, in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca».
Secondo Leone XIV, partecipare alla celebrazione eucaristica significa imparare la logica del dono: «Incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita del Signore Gesù stesso, contrassegnato dal dono gratuito di sé». Ed è proprio questa dinamica, ha aggiunto, che conduce verso una maggiore comunione: «Questo dono ci fa entrare, perciò, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore».


Nel corso della catechesi il Pontefice ha richiamato anche il valore della Parola di Dio nella vita liturgica. Riprendendo l’invito della Sacrosanctum Concilium ad «aprire più largamente i tesori della Bibbia», Leone XIV ha ricordato come la riforma liturgica abbia dato forma concreta a questa richiesta attraverso il Lezionario, il libro che raccoglie le letture bibliche proclamate nelle celebrazioni.
«Quando partecipiamo all’Eucaristia siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio e a nutrirci alla mensa del Signore, dove lui stesso si offre al Padre», ha sottolineato il Papa. La Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, ha spiegato, «sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto».
La Parola, ha precisato Leone XIV, non è soltanto un’occasione per conoscere meglio i testi biblici: «Non si tratta soltanto di acquisire un sapere intellettuale sulle Scritture, ma di ricevere la Parola viva ed efficace, rivolta da Dio a tutti e al tempo stesso a ciascuno». Citando Benedetto XVI, il Pontefice ha ricordato che «l’Eucaristia ci apre all’intelligenza della Sacra Scrittura, così come la Sacra Scrittura illumina e spiega a sua volta il Mistero eucaristico».
«Dedicare le vacanze alla fede»
Rivolgendosi ai pellegrini di lingua francese, il Papa ha poi lanciato un appello concreto alla vita quotidiana: «Promuovere la concordia e la carità nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, spesso segnate da conflitti e divisioni». Poi ha ricordato che «le vacanze sono un tempo di riposo e di ricerca dei segni di Dio nella bellezza del creato» e rivolgendosi in particolare ai ragazzi ha aggiunto: «Approfittatene per una maggiore partecipazione alla Santa Messa, la meditazione della Parola di Dio, i ritiri spirituali, i pellegrinaggi e gli incontri con i vostri cari. Preghiamo anche per i giovani, affinché scelgano con saggezza la scuola e l'Università e discernano con prudenza la propria vocazione».


L’incontro con gli scrittori per i 100 anni della LEV
Prima dell’udienza generale, Leone XIV ha incontrato nell’Auletta Paolo VI un gruppo di scrittori in occasione dei cento anni della Libreria Editrice Vaticana (LEV). Un incontro durante il quale il Papa ha sottolineato il ruolo della letteratura come strumento di dialogo e di costruzione della pace.
«Abbiamo bisogno di voi, della vostra immaginazione, della vostra fantasia narrativa, della vostra vivacità di pensiero», ha detto agli autori presenti, «ne abbiamo bisogno per creare spazi di libertà e di autenticità, dentro i quali la grazia divina possa far risuonare una promessa di consolazione e di pace».
Riprendendo le parole di san Paolo VI, Leone XIV ha ringraziato gli scrittori «per ogni volta in cui avete sparso semi di riconciliazione, di incontro, di amicizia». Poi ha aggiunto: «Scrivere, nel modo in cui voi lo fate, è un atto di verità, di svelamento. Scrivere dice chi siamo, quello in cui crediamo e speriamo, il mondo cui tendiamo, il futuro che sogniamo».
Il Papa ha quindi invitato a un rapporto umile con la verità: «Non siamo mai padroni della verità, è lei semmai a conquistarci». E ha ricordato il legame profondo tra scrittura e umanità, citando il celebre passo di Plauto: «Sono un essere umano e nulla di ciò ch’è umano lo stimo a me estraneo».
Infine, Leone XIV ha indicato nella scrittura anche una possibile via di incontro con il mistero di Dio: «Quando andiamo al fondo della nostra umanità, non siamo distanti da Dio: è lì, nel mezzo di storie molto umane, che Dio si rivela».





