In questi giorni alcune testate riportano una bella notizia: Papa Leone XIV ha invitato sei giovani con sindrome di Down a servire la Messa che celebrerà a Parigi.
Un invito è sempre una cosa preziosa. Significa dire a qualcuno: ti ho visto, c’è un posto anche per te. Eppure, andando un po’ più a fondo nella notizia, si scopre un particolare che rende la buona notizia ancora più bella e potente.
Non è cominciata da un invito, è iniziata da una richiesta: qualche mese fa alcuni ragazzi con sindrome di Down sono andati in Vaticano con la Fondation Jérôme Lejeune, nata per proseguire l'opera del medico e genetista francese che scoprì che il famoso cromosoma in più, nella coppia 21, e il responsabile della sindrome di Down, la trisomia 21 appunto, e che dedicò tutta sua vita alle persone con disabilità intellettiva e alle loro famiglie.

Uno dei giovani che si chiama Jérôme, proprio come Lejeune, ha chiesto a Papa Leone di benedire la sua famiglia. Théophile, undici anni, ha fatto ancora prima: «Gli ho semplicemente detto che gli voglio bene». E alcuni di loro hanno espresso un desiderio: poter servire la Messa del Papa quando sarebbe venuto in Francia. Qualcuno li ha ascoltati e con il Papa, a Place de la Concorde, sei di quei giovani saranno tra i quattrocento ministranti.
Mi piace molto questa piccola differenza che completa l’essere invitati con l’aver chiesto di esserci. Perché le dinamiche salvifiche sono come l’inclusione, se viaggiano in una sola direzione, perdono la loro potenza generativa. Quella trappola del “noi che includiamo loro”, “noi che aiutiamo loro”, “noi che prepariamo un posto per loro”. È tutto bellissimo, ma quel “noi e loro”, che qualcuno vuole imporre come soluzione, in realtà in fondo al cuore non lo desidera nessuno.
Le cose più potenti e preziose succedono quando i confini cominciano a confondersi e sparire. Quando prima di chiederci che cosa possiamo fare per qualcuno, troviamo il tempo di ascoltare che cosa quel qualcuno desidera, chiede, propone. Magari anche soltanto: posso esserci anch’io? Perché l’ascolto ha questa strana capacità: genera cose che prima non esistevano.
François Vauraut sarà uno dei sei ministranti e intervistato dalla televisione francese ha detto del Papa: «Si interessa a me e a tutti i miei amici con sindrome di Down. E questo mi tocca davvero nel cuore e nella mia vita».


“Si interessa a me”: che potente questa frase. Io, che amo giocare con le parole, non posso non notare come queste parole si possano interpretare in due modi diversi: “Sì, interessa a me” per condividere cosa mi sta a cuore e “si interessa a me” per cogliere quanto io sto a cuore a qualcun altro.
Interessarsi significa fare una cosa apparentemente semplice: lasciare che l’altro entri nella nostra storia con la sua voce. Non con quella che abbiamo preparato noi per lui. È così che una richiesta diventa un invito. E un invito diventa un incontro. E nell’incontro accade qualcosa di ancora più interessante che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita: non riusciamo a distinguere chi stia dando e chi stia ricevendo.
Quei sei ragazzi non saranno a Parigi soltanto per essere accolti. Saranno lì per servire. Non perché il loro valore dipenda da ciò che sanno fare – Leone XIV ha ricordato che «il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce» – ma perché una persona, qualsiasi persona, può avere e ha desideri, responsabilità e ruoli. Può e vuole contribuire.
Mia figlia Anna mi fa spesso notare che le occasioni più belle non sono nate quando qualcuno ha deciso di fare qualcosa per lei. Sono nate quando qualcuno ha avuto la curiosità di incontrarla. Di rallentare. Di ascoltare anche parole non dette o la pazienza di farsi ripetere parole pronunciate male. Poi succede qualcosa che nessuno aveva programmato e immaginato. Forse è proprio questa la meraviglia della reciprocità: cominci pensando di dover fare spazio a qualcuno e finisci per scoprire che quello spazio serviva anche a te.
A Place de la Concorde ci saranno migliaia di persone e sei ragazzi con sindrome di Down che avevano chiesto di poter servire Messa. Sono stati ascoltati. Sono stati invitati. Hanno accolto l’invito e saranno insieme a servire. La fragilità condivisa fa davvero dei giri meravigliosi.