«Nel nostro tempo, nei contesti dominati dalla mentalità efficientistica e consumistica, la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio. In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione. Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale».

È il centro della riflessione di papa Leone XIV nella prima udienza generale dopo la pausa estiva di luglio che a causa del grande caldo e dell’afa si è svolta non in piazza San Pietro ma all’interno della Basilica vaticana.

Il Pontefice ha ripreso il ciclo di catechesi sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium soffermandosi, in particolare, «sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica», come ha detto all’inizio.

Lo Spirito Santo insegna a pregare

Il Papa cita San Paolo: «è lo Spirito Santo che ci insegna a pregare» e ricorda che «dal giorno di Pentecoste, lo Spirito abita la Chiesa, ispirando ogni sua attività e, in particolare, la preghiera. La vita della prima comunità, nata a Gerusalemme dopo la Pasqua di Gesù, è vita nello Spirito donato dal Signore risorto. “Da allora – dice il Concilio – la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo “in tutte le Scritture ciò che lo riguardava” celebrando l’Eucaristia, nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte e rendendo grazie “a Dio per il suo dono ineffabile” nel Cristo Gesù, “a lode della sua gloria”, per virtù dello Spirito Santo».

ANSA/FABIO FRUSTACI
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Il Papa mentre saluta i fedeli (ANSA)

La liturgia è il luogo dell'incontro con Dio

Papa Leone ricorda che «la preghiera, invece, in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità» sottolineando che la Costituzione Sacrosanctum Concilium «ha preso sul serio tale esigenza. E ciò», spiega, «rallegrava profondamente il Papa San Paolo VI, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal Concilio Vaticano II, affermò: “Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale”».

Il Papa ricorda che «nella Costituzione, infatti, il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia. Questa prospettiva è decisiva, perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli. La liturgia è presentata anzitutto come il luogo dell’incontro, dell’iniziativa di Dio che si fa prossimo all’umanità nel suo Figlio, “il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo”, al quale possiamo rispondere “per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito Santo.”, vale a dire grazie alla “preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre”».

Un momento dell'udienza generale
Un momento dell'udienza generale

Un momento dell'udienza generale

(ANSA)

La Liturgia delle Ore, scuola di vita spirituale

Papa Leone ricorda che «San Paolo VI desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio».

Il Pontefice, sulla scia del predecessore, sottolinea che la Liturgia delle Ore «chiede di essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità. A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana. Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo. In questa preghiera, Cristo “unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode”; così, di giorno in giorno, siamo associati sempre di più al mistero pasquale e conformati a Lui». E ricorda che «Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore».

Dopo la catechesi, il Papa ha ricordato i pellegrinaggi che in questi giorni si

svolgono al santuario polacco di Jasna Gora: «Insieme a voi prego per la pace nel mondo», ha detto al momento dei saluti ai fedeli di lingua polacca.