Diamo spesso la colpa della nostra infelicità agli altri e alle circostanze. Ma la verità è che la felicità vera dipende anche da noi. Non esisterà mai il momento perfetto. Ci saranno sempre avversità e tempeste. E penso che una delle grandi fonti di infelicità sia proprio la mancanza di responsabilità nelle nostre scelte, l’accontentarsi, il vivere passivamente lasciandosi trascinare dagli eventi. In un mondo dove tutto corre veloce, spesso restiamo in superficie. Ma abbiamo ancora il coraggio di andare in profondità?

In questa terra abbiamo visto una Liguria sospesa tra mare e montagna, tra profondità e altezza. E forse non è un caso che proprio qui esistano due immagini particolari di Cristo: il Cristo degli Abissi, immerso nel mare, e il Redentore che guarda la Liguria dall’alto di una vetta. Due estremi che sembrano parlare della nostra vita. Perché anche noi viviamo continuamente tra superficie e profondità, tra paure e desiderio di infinito. A volte, per non soffrire. Altre per abitudine, pigrizia o paura di sbagliare, restiamo in superficie nelle relazioni, nei sentimenti, perfino dentro noi stessi e nel rapporto con Dio. Sorridiamo, lavoriamo, facciamo mille cose… ma a volte senza sceglierle davvero.

E allora arriva una domanda: è questa la vita che voglio? Cosa c’è nel profondo del mio cuore?

Nel Vangelo Gesù dice a Pietro: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca” (Lc 5,4).

È una frase semplice, ma potentissima. Perché Gesù non dice: resta dove sei. Dice: vai più in profondità. Esci dalla riva sicura. Abbi il coraggio di rischiare. E forse è proprio questo che spesso ci manca: il coraggio della profondità. Perché andare in profondità significa smettere di scappare. Significa guardare anche le ferite, le paure, le domande che teniamo nascoste. Ma significa anche scoprire che dentro di noi ci sono risorse, desideri e possibilità che nemmeno immaginavamo. Se vuoi cambiare davvero qualcosa nella tua vita, prova a ritagliarti ogni giorno un momento di silenzio vero, senza telefono e senza rumore. Smetti di nascondere sempre quello che provi e parla con qualcuno che ti vuole bene davvero. Non subire la vita: svegliati, rialzati e allarga gli orizzonti. Non avere paura di ricominciare, anche se ti senti fragile. Perché spesso Dio costruisce proprio a partire dalle crepe.

“Prendi il largo” è un invito ad abbandonare la riva delle proprie certezze. A superare la paura. A esplorare nuovi orizzonti. Ad affrontare l’ignoto con fiducia. Perché la vera felicità non si trova restando a galla… ma imparando finalmente ad andare in profondità, lì dove il cuore smette di fingere e ricomincia davvero a vivere.