Oggi nel mondo ci sono circa 60 guerre e centinaia di conflitti in atto.

Viviamo in un tempo in cui la guerra non è più lontana. Non è solo nei libri di storia… è nelle immagini che scorrono ogni giorno davanti ai nostri occhi.

La pace esiste o è un sogno? Come si costruisce? I viaggi del cuore di Don Davide Banzato

Noi pensiamo sempre alla pace tra i popoli, tra le nazioni, tra gli eserciti. Ma raramente ci fermiamo a chiederci: io… sono in pace?

E allora la domanda diventa inevitabile: si può davvero costruire la pace? O è solo un sogno, come diceva Mandela? Ma forse la domanda più profonda è un’altra: la pace… da dove comincia? Perché noi pensiamo sempre alla pace tra i popoli, tra le nazioni, tra gli eserciti. Ma raramente ci fermiamo a chiederci: io… sono in pace? Perché dentro ciascuno di noi ci sono conflitti, ferite, paure, rabbie non risolte. E finché la guerra resta dentro, inevitabilmente esce fuori.

È per questo che colpisce così tanto il Vangelo, quando Gesù dice: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Gesù lega a questa beatitudine una promessa, forse in questo caso una rivelazione: “saranno chiamati figli di Dio”. Non una promessa a caso. Se si è operatori di pace, ci si rivela come autentici figli di Dio. Se viviamo realmente da figli di Dio, ci concepiamo - citando san Francesco - “fratelli tutti”. Anziché concepirci diversi per razza o cultura, ci pensiamo figli tutti di un unico Padre, fratelli tra noi e parte dell’unica famiglia umana. Gesù però non usa parole poetiche, ma molto concrete. Non dice: beati quelli che parlano di pace. Non dice: beati quelli che la desiderano. Dice: operatori di pace. Cioè persone che la costruiscono. Che la generano. Che la portano nei luoghi concreti della vita. E questo è incredibile, perché significa che la pace non è un’idea o un ideale. È una scelta. Qualcosa che fattivamente si costruisce. Una scelta che passa da piccoli gesti: una parola che non ferisce, un perdono che rompe una catena, una presenza che non lascia solo chi soffre.

Papa Francesco ci invitava a superare la globalizzazione dell’indifferenza: davanti alle immagini di guerre lontane e a chi soffre accanto a noi, siamo chiamati a non voltarci dall’altra parte. Papa Leone ci invita a disarmare le parole e i cuori.

La Parola di Dio ci dona tanti consigli per essere operatori di pace. Ne prendo due, concreti.

Il primo. “Vinci il male con il bene”. Ogni volta che siamo attaccati non rispondiamo con la stessa moneta, rompiamo i circoli viziosi della violenza fin da subito. Non lasciamoci trascinare da una rabbia che si trasforma in odio e rancore. Vinciamo il male con il bene, come ha fatto Gesù.

E poi, la pace, quella vera, è un frutto dello Spirito Santo; è il dono di Gesù risorto nel Cenacolo: ai discepoli impauriti, sperduti, schiacciati dall’angoscia e dallo smarrimento, Gesù dice: “Pace a voi”. Fermiamoci, lasciamo entrare Gesù nel Cenacolo del nostro cuore, ogni giorno e soprattutto in ogni attimo in cui percepiamo un conflitto interiore, lasciamo che quel “Pace a voi” raggiunga il nostro cuore.

Forse la pace non inizia nei grandi accordi internazionali, anche se ce ne sarebbe proprio bisogno, ma inizia nel cuore. Inizia quando qualcuno decide di non rispondere al male con il male. Di non alimentare il conflitto.

La domanda da portare dentro di noi è questa: sto contribuendo alla pace… o, senza accorgermene, sto alimentando qualche guerra? Perché la pace non è qualcosa che aspettiamo… è qualcosa che scegliamo. E il mondo cambia davvero quando qualcuno, anche da solo, decide di disarmare il proprio cuore.