Cono o coppetta, da gustare passeggiando o seduti su una panchina, con gli abbinamenti classici o accostando gusti nuovi, il gelato è da sempre uno dei riti più amati dell’estate. Negli ultimi anni, però, mangiarne è diventato sempre più costoso. Oggi i prezzi del gelato artigianale oscillano tra i 20 e i 28 euro al chilo, con punte oltre i 30 euro nelle città turistiche.
Uno studio di Federconsumatori rilevava già lo scorso anno un aumento del 42% del prodotto rispetto al 2021, e addirittura del 138% rispetto al 2002: nel giro di 25 anni, insomma, il gelato è diventato un lusso. E se nel 2002 un cono piccolo costava 1 euro e mezzo, oggi allo stesso prezzo non si prende nemmeno la cialda. Si fa per scherzare, naturalmente, ma la realtà non si distanzia di molto: nella maggior parte delle gelaterie è difficile spendere meno di 3 euro per due gusti, il cono oggi costa mediamente tra i 3 e i 4 euro, con punte che superano i 5 euro nelle località turistiche. E non va meglio con il gelato confezionato, che al supermercato si aggira intorno ai 5,8 euro al chilo.

Le cause, dice Federconsumatori, sono legate all’aumento dei costi di latte, zucchero e cacao, a cui si aggiunge anche il caro-energia, anche gli andamenti dei prezzi «non sono sufficienti a spiegare incrementi di questa portata». Secondo i dati Istat, «i gelati hanno registrato in soli cinque anni aumenti appunto del 39,6% – fa sapere anche Altroconsumo – Nel 2022 si è registrata la prima vera impennata: i prezzi hanno subito un balzo del +13% rispetto all'anno precedente. Una situazione analoga c'è stata poi nel 2023, quando i prezzi sono saliti nuovamente, registrando un'impennata ulteriore del 16% rispetto al 2022».

A lasciare con l’amaro in bocca è poi un altro fenomeno, quello che tecnicamente si definisce shrinkflation: il rimpicciolirsi dei prodotti ma non i loro prezzi. «Se nelle gelaterie artigianali i coni si fanno sempre più grandi e particolari (da quelli al cacao, a quelli mandorlati, a quelli nella versione priva di glutine), e quindi anche più cari, i gelati confezionati (coni e a stecca) sono sempre più piccoli – rileva sempre Federconsumatori – Specialmente i gelati a stecca si sono “rimpiccioliti” del -15% rispetto al 2002. Sempre più piccole, inoltre, le versioni gourmet».
Altroconsumo porta diversi esempi, in cui non sarà difficile ritrovarsi a seconda dei propri gusti: il Magnum classic cinque anni fa pesava 79 grammi, oggi 75; la Coppa del Nonno cinque anni fa conteneva 72 grammi, oggi 65. Il Maxibon? Al momento pesa 96 grammi, ma in cinque anni ne ha persi 6. E non è finita qui, dal momento che la riduzione del formato non ha portato a una riduzione delle calorie. «Le calorie per porzione sono infatti le stesse o leggermente più basse – conferma Altroconsumo – e i grassi totali e i saturi sono spesso gli stessi rispetto al 2021». Oltre al danno, insomma, è servita anche la beffa.