Per quale ragione Paolo di Tarso non nomina mai esplicitamente la Madonna, né come “Maria” né come “Madre di Gesù”, in nessuna delle sue lettere?

Roberto Catanuto

La prima e unica occasione in cui Paolo fa riferimento a Maria è in Galati 4,4: «Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna». Peraltro, si tratta di un riferimento solo implicito alla Madre del Signore, visto che l’Apostolo (grande conoscitore dell’Antico Testamento!) riprende qui due versetti del Libro di Giobbe (14,1-2), in cui si esprime l’estrema fragilità della condizione umana: «L’uomo, nato da donna, ha vita breve e piena d’inquietudine. Come un fiore spunta e avvizzisce». “Nato da donna” indica, dunque, che Gesù è stato pienamente solidale (eccetto per il peccato) con la condizione di debolezza di tutti gli uomini.

Perché, dunque, Paolo fa questa scelta? Perché scrive le sue lettere – eccetto quella ai Romani – a comunità specifiche, in risposta a questioni particolari e con spirito pastorale. E lo fa sempre richiamando qualche aspetto del suo “vangelo”, cioè del cuore del suo annuncio. Che è Cristo e solo Lui, il vero centro della fede, quello che davvero conta e la sua unica preoccupazione. Il resto gli appare periferico.

Dunque, è vero: non c’è alcuna riflessione mariologica esplicita e articolata in Paolo. Ma anche Pietro nelle sue lettere non parla di Maria e nemmeno Giovanni, lui che è il discepolo a cui Gesù morente in croce aveva affidato la Madre (e lui a lei, cfr Giovanni 19,26-27). Questo ci dice che il Nuovo Testamento va letto nel suo insieme e che non si può puntare solo su una voce.

Resta, però, il fatto che Paolo nomina Maria, in modo indiretto ma comunque chiaro. E questo non è poco, scrivendo Paolo negli anni 50, molto in anticipo rispetto alle prime riflessioni teologiche su di lei, che risalgono alla redazione del Vangelo di Luca (e ai suoi Atti degli Apostoli), cioè agli anni 80-90. La stessa formulazione dei dogmi mariologici (Verginità perpetua, Maternità divina, Immacolata Concezione e Assunzione in cielo) sono frutto di riflessioni teologiche avvenute secoli dopo. Proprio come lo sviluppo della devozione mariana, che è ben più tardiva.