Lc 4,24-30 - Lunedì della III Settimana di Quaresima

Nel Vangelo di Luca di oggi, Gesù pronuncia una frase che è entrata ormai nell’immaginario comune di molti di noi: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». È una frase breve, ma profondamente rivelatrice della dinamica dei rapporti umani. Gesù la pronuncia nella sinagoga di Nazaret, davanti alla gente che lo conosce da sempre, davanti a coloro che hanno visto la sua crescita, la sua vita ordinaria.

Proprio quelli che gli sono più vicini faticano a riconoscere in lui qualcosa di nuovo. Il significato di queste parole è abbastanza chiaro: spesso chi ci conosce da tempo, chi ci vive accanto, è anche incapace di vedere davvero la verità più profonda di ciò che siamo. Non necessariamente per cattiveria, ma perché lo sguardo è ormai condizionato da un’immagine già formata. È il potere del pregiudizio. Una volta che abbiamo incasellato qualcuno dentro una definizione, facciamo fatica ad accorgerci che quella persona può essere molto di più. Ma il problema non riguarda soltanto gli altri. Probabilmente anche noi, molto spesso, ci comportiamo nello stesso modo.

Abbiamo smesso di guardare davvero le persone che ci stanno accanto. Le osserviamo attraverso il filtro delle nostre convinzioni, delle nostre etichette, dei nostri ricordi. Pensiamo di conoscere già tutto di loro e, proprio per questo, smettiamo di lasciarci sorprendere. Il Vangelo ci invita a una conversione molto concreta: rinunciare ai nostri pregiudizi. Convertirsi, in questo caso, significa imparare di nuovo a guardare. Significa accettare che Dio possa agire proprio dove noi non lo immaginiamo. Può nascondersi dietro l’ovvio, dietro il quotidiano, dietro il volto di una persona che pensiamo di conoscere perfettamente.