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Il tormento del tetrarca Erode raccontato nella pagina del Vangelo di oggi non ci dice semplicemente il conflitto presente nel cuore di quest’uomo, ma l’infinita potenza che vi è nascosta al suo interno nonostante a volte nella nostra vita siamo diventati persone ubriache di potere, egoiste, fino all’estreme conseguenze. Rimane qualcosa dentro di noi che continua a pulsare e a metterci in crisi.
Non si può uccidere definitivamente la propria coscienza, ma chiunque, anche il peccatore più incallito può guardarsi dentro e sentire l’eco di qualcuno che ti spinge a cercare e a vedere qualcosa che è più grande dei tuoi ragionamenti, della tua furbizia, dei tuoi intrallazzi. Dobbiamo sempre pregare che Dio operi nel cuore delle persone, perché certe volte non c’è altra strada per poter cambiare qualcuno se non aprire una falla nel suo cuore. Solo il Signore è capace di penetrare in quel posto misterioso della nostra interiorità. Solo lui alla capacità di offrirci costantemente un’opportunità di salvezza, di cambiamento, di conversione.
Ma poi tocca a ciascuno di noi, alla nostra libertà, alle nostre scelte, poterci alleare oppure sprecare un’occasione simile. Mi piace però pensare che fino all’ultimo respiro della nostra vita Dio continua a tentare di porgerci la mano, di farci ravvedere, in poche parole di salvarci. Non perdiamo quindi la speranza, perché non c’è nessuno abbastanza perduto da essere irraggiungibile alla grazia di Dio e alla sua forza provocante.
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