Epicoco, Gesù veramente

Lc 5,33-39 - Venerdì della XXII Settimana del Tempo Ordinario

Il rimprovero rivolto a Gesù a causa dei suoi discepoli diventa nel Vangelo di oggi un grande esame di coscienza anche per noi: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Dietro questa obiezione c'è una domanda seria: che cosa rende veramente religiosa la vita di una persona? Gesù risponde mettendo al centro non una pratica, ma una presenza.

I suoi discepoli hanno lo Sposo con loro. La loro fede nasce innanzitutto dal rapporto con Qualcuno. È questa forse la differenza più radicale del cristianesimo: prima delle regole, delle pratiche e persino delle devozioni, c'è la persona di Gesù Cristo. Dovremmo allora domandarci con molta sincerità: che cos'è la fede per noi? Una serie di cose che facciamo oppure una relazione viva con Cristo? Questo non significa che la preghiera, il digiuno, il Rosario, la liturgia e tutte le altre pratiche della vita cristiana non siano importanti. Al contrario, sono preziosissime quando esprimono e alimentano una relazione. Diventano problematiche quando prendono il posto della relazione.

Possiamo infatti recitare molte preghiere senza pregare veramente. Possiamo pronunciare le parole del Rosario e contemporaneamente tenere il cuore lontano da Cristo. Il Rosario non serve a evitare l'incontro con Gesù, ma ad aiutarci a entrare più profondamente in rapporto con Lui. È la stessa differenza che esiste tra parlare di una persona e parlare con una persona. Possiamo sapere moltissime cose su qualcuno senza avere nessun rapporto reale con lui. Anche con Dio può accadere così. Possiamo conoscere il catechismo, frequentare la Chiesa, osservare pratiche religiose e, nello stesso tempo, non permettere mai veramente a Cristo di entrare nelle nostre decisioni.

Come possiamo capire se la nostra fede è una relazione autentica? Il Vangelo ci offre un criterio molto concreto: dai cambiamenti che produce. Dalla conversione, dalle scelte, dal modo in cui impariamo ad amare, perdonare, giudicare meno, servire di più. Se dopo anni di pratica religiosa rimaniamo esattamente uguali, forse dovremmo avere il coraggio di porci qualche domanda.