Vite umane, territori, economie, clima. Sono profonde le cicatrici che le guerre lasciano sul Creato. Un impatto negativo, quello delle guerre sulla vita del Pianeta, che anche papa Leone ha voluto denunciare nel suo messaggio per la Giornata di preghiera per la cura della Creazione celebrata il primo settembre. Un costo che è non solo materiale, ma profondamente teologico, come spiegano il Pontefice e la Commissione Teologica Internazionale che ha appena pubblicato un documento in cui si afferma che non custodire la Casa comune, con azioni o con omissioni, è una disobbedienza a Dio.


Riflessioni che poggiano su basi scientifiche. Sono oltre 311 i milioni di tonnellate di CO₂ a quattro anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Secondo il sesto rapporto WarBon, lo studio scientifico che analizza l'impatto delle emissioni di CO₂ causate dai conflitti armati, in particolare le guerre in Ucraina e a Gaza, il costo del conflitto è stimato in oltre 57 miliardi di dollari, calcolati su un costo sociale del carbonio di 185 dollari per tonnellata. Gli incendi di foreste e zone umide, scatenati dai combattimenti, hanno da soli contribuito per il 23% all’impronta di carbonio totale del conflitto. L’Ucraina, inoltre, ha documentato 10.885 casi di danni ambientali, con perdite economiche complessive che hanno superato i 7 trilioni di grivnie (circa 190 miliardi di dollari). Oltre 800 chilometri quadrati di suolo sono stati contaminati da bombe e proiettili.

Non meno allarmante è la situazione in Medio Oriente. Solo nelle prime due settimane dell’escalation in Iran, gli attacchi hanno generato 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un volume superiore alle emissioni annuali dell’Islanda. Gli esperti hanno parlato di un «ritmo di emissioni allarmante» e di una vera e propria «insostenibilità climatica della guerra». Il conflitto a Gaza, inoltre, ha prodotto oltre 31 milioni Vite umane, territori, economie, clima. di tonnellate di CO₂ equivalente. Uno studio pubblicato sulla rivista One Earth stima che il costo climatico a lungo termine della distruzione, dello sfollamento e della ricostruzione possa superare questa soglia, con un’impronta paragonabile alle emissioni annuali della Giordania.

Oltre alle emissioni, i conflitti distruggono fisicamente gli ecosistemi. A Gaza, il 97% delle colture arboree è andato distrutto, l’82% delle colture annuali e il 95% delle terre cespugliate sono state danneggiate. Circa il 78% degli edifici è stato danneggiato o distrutto, generando oltre 60 milioni di tonnellate di macerie, tra cui 50.000 tonnellate di amianto e circa 100.000 tonnellate di ordigni inesplosi. L’Onu parla di un collasso dei sistemi idrici e sanitari, con 700 milioni di litri di acque reflue al giorno che si disperdono nel terreno, e di una grave contaminazione di acqua, suolo e costa. L’Environment Quality Authority ha stimato le emissioni di gas serra delle sole operazioni militari a Gaza in 1,89 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

Di fronte a questi numeri, papa Leone, denunciando «il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente», spiega che, però «non è ancora troppo tardi». Serve «una profonda conversione» ecologica per far sì che «ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato».

Già nel 2025, nel suo messaggio “Semi di pace e di speranza”, Leone XIV aveva denunciato che «interi territori sono contesi per le loro risorse» e che «la terra, dono di Dio, è ridotta a campo di battaglia». «Le guerre per l’acqua, per i metalli rari, per le foreste distruggono non solo ambienti, ma anche vite e relazioni». Il Papa ha ribadito che «distruggere la natura significa colpire maggiormente i più poveri, gli emarginati, gli esclusi», perché sono loro a pagare il prezzo più alto del degrado ambientale.
Dal canto suo, la Commissione Teologica Internazionale, nel documento «Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», parla di «peccato contro il Creato e contro il Creatore». Il testo sottolinea che la guerra accelera «brutalmente» la distruzione dell’ambiente e che le ricadute di tutto ciò sono «gravissime» sui più poveri. Il documento ricorda che «ogni azione sul creato riveste intrinsecamente, anche se molte volte non in modo esplicito, una dimensione religiosa» e che «non è coerente con la logica della fede» considerare la questione ecologica estranea al cristianesimo.

Tanto più quando si parla di guerre che, spiega il documento della Commissione teologica, «non solo accelerano brutalmente il deterioramento ecologico, l’inquinamento della terra, dei fiumi e dell’aria, ma spesso persino lo perseguono intenzionalmente come arma di offesa: l’incendio di villaggi e terreni, la distruzione dei raccolti, la disseminazione di mine, il lancio di granate. Senza dire della distruzione di infrastrutture, abitazioni, fabbriche e ospedali. E, soprattutto, con l’uccisione di esseri umani, molti dei quali innocenti. Già il profeta Geremia identificava la sconfitta in guerra con un deterioramento ambientale e urbano».

Come cristiani allora è urgente «forgiare le spade in vomeri» come ha sottolineato papa Leone. Trovando nell’Eucaristia, si legge nel documento della Cti, «una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana».