Lc 11,27-28 - Sabato della XXVII Settimana del Tempo Ordinario

C’è qualcosa di più forte del DNA per dire che apparteniamo a qualcuno? Gesù dice di sì: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano». È un’affermazione che ci dice che esiste un legame capace di andare persino più in profondità dei legami biologici. Quando prendiamo sul serio la fede, quando ascoltiamo la Parola e proviamo concretamente a metterla in pratica, entriamo in una relazione con Cristo che coinvolge tutta la nostra esistenza.

Ed è proprio questo il segreto più profondo di Maria. La sua grandezza non consiste semplicemente nell’aver dato carne e sangue a Gesù. Prima ancora di concepirlo nel grembo, Maria lo ha accolto attraverso l’ascolto e la disponibilità della sua libertà. Il suo «Eccomi» è la forma concreta di una vita che fa spazio a Dio. In questo senso Maria è madre di Gesù non soltanto biologicamente, ma perché nessuno come lei ha ascoltato la Parola e le ha permesso di diventare vita.

Anche noi possiamo fare spazio a Cristo. Ogni volta che ascoltiamo il Vangelo e permettiamo a quella Parola di diventare una decisione concreta, qualcosa di Cristo prende carne nella nostra vita. Può essere una scelta apparentemente piccola: perdonare, ricominciare, rinunciare a un male, avere pazienza, dire la verità, aiutare qualcuno, fidarsi ancora. Ma è proprio così che la Parola smette di essere soltanto qualcosa che ascoltiamo e diventa qualcosa che viviamo.

Essere cristiani, infatti, non significa semplicemente conoscere il Vangelo, frequentare una chiesa o appartenere culturalmente a una tradizione. Significa appartenere a Cristo. E la vera appartenenza si riconosce da questo: la sua Parola comincia lentamente a diventare la forma delle nostre scelte.