Lc 13,10-17 - Lunedì della XXX Settimana del Tempo Ordinario

C'è un dettaglio bellissimo nel racconto della donna che da diciotto anni vive curva su se stessa così come ce lo racconta il Vangelo di Luca di oggi: ella non chiede nulla a Gesù. Non lo chiama, non si fa avanti, non trova nemmeno le parole per domandare aiuto.

È Gesù che la vede, la chiama e le dice: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». A volte la vita ci ripiega su noi stessi a tal punto da toglierci persino la capacità di pregare. Non perché abbiamo smesso di credere, ma perché la sofferenza può diventare così ingombrante da occupare tutto il nostro sguardo. Si finisce per vedere soltanto le proprie ferite, i propri fallimenti, le occasioni perdute. E quando si è ripiegati su se stessi diventa difficile vedere il volto degli altri e persino riconoscere quello di Dio.

La cosa più consolante di questo Vangelo è che Gesù sa ascoltare anche una preghiera che non è mai stata pronunciata. Sa leggere quel desiderio di salvezza che noi non sappiamo più trasformare in parole. Non aspetta che quella donna trovi la forza di raddrizzarsi per incontrarlo: è Lui che prende l'iniziativa e la raggiunge proprio lì dove è rimasta prigioniera. E il segno della guarigione non è soltanto la fine di un'infermità. È il fatto che finalmente quella donna può stare diritta, guardare davanti a sé, alzare gli occhi verso il cielo.

Forse anche noi abbiamo bisogno di un miracolo così: non semplicemente che scompaiano tutti i nostri problemi, ma che essi smettano di tenerci chini, ripiegati, incapaci di accorgerci che esiste ancora una vita oltre il nostro dolore. La fede comincia anche da questa certezza: quando non riusciamo più a cercare Dio, Dio non smette di cercare noi. E ci rialza perché possiamo tornare a guardare la vita negli occhi.

Lunedì 26 ottobre 2026 – (Lunedì della XXX Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari)