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Gv 7,40-53 - Sabato della IV Settimana di Quaresima
Il clima nel Vangelo di Giovanni di oggi è teso. L’opposizione nei confronti di Gesù cresce sempre di più e si arriva perfino al tentativo di arrestarlo. Eppure, proprio in mezzo a questa tensione, emerge una testimonianza inattesa, quella delle guardie mandate ad arrestarlo: «Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto?”. Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!”». Questa frase ha qualcosa di sorprendente.
Sono uomini abituati alla disciplina, all’ordine ricevuto, probabilmente lontani dal mondo spirituale e religioso che circonda Gesù. Eppure rimangono colpiti dalle sue parole. Non riescono a portarlo via. Non perché qualcuno li abbia fermati, ma perché ciò che hanno ascoltato li ha toccati nel profondo. Gesù aveva questa capacità: raggiungere il cuore di chi lo ascoltava. Le sue parole non erano semplicemente discorsi ben costruiti o ragionamenti brillanti, ma erano parole che svelavano la verità dell’uomo. Per questo non lasciavano indifferenti. Davanti a lui non si poteva restare neutrali. Eppure, accanto a chi si lascia toccare, c’è anche chi si difende.
Il Vangelo mostra chiaramente che la grazia non elimina la libertà. La parola di Cristo può colpire il cuore, ma non lo forza. La libertà umana resta libera anche davanti alla verità. Gesù non è una sirena che seduce e trascina con sé. Non manipola, non costringe. È qualcuno che annuncia, che propone, che invita. E proprio per questo, se scegliamo di ascoltarlo davvero, non perdiamo la nostra libertà: la ritroviamo. La sua parola non imprigiona, ma libera. Non toglie qualcosa all’uomo, ma gli restituisce sé stesso. Per questo, anche oggi, la vera domanda non è se la parola di Gesù sia potente, ma se siamo disposti a lasciarci raggiungere da essa.
Sabato 21 marzo 2026 – (Sabato della IV Settimana di Quaresima)




