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Mt 10,1-7 - Mercoledì della XIV Settimana del Tempo Ordinario
«Diede loro il potere di scacciare gli spiriti impuri e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità». È significativo che l'unico potere che Gesù consegna ai suoi discepoli sia il potere di opporsi al male in tutte le sue forme. Non dà loro il potere di dominare, di imporsi o di occupare posti importanti. Dà loro il potere di liberare e di guarire. È questo il vero criterio con cui dovremmo riconoscere una vita cristiana autentica.
Un cristiano non è semplicemente qualcuno che frequenta una chiesa o che professa delle convinzioni religiose. È qualcuno che, lì dove incontra il male, cerca di contrastarlo. Dove c'è sofferenza porta consolazione. Dove c'è solitudine costruisce relazioni. Dove c'è ingiustizia prende posizione. Dove qualcuno è ferito cerca di prendersene cura. Il cristianesimo non scende a compromessi con il male, ma non lo combatte usando le sue stesse armi. La forza del Vangelo è una forza mite. Non distrugge il nemico, ma tenta di liberarlo dal male che lo tiene prigioniero. Non umilia chi sbaglia, ma cerca di rialzarlo. Non aggiunge violenza alla violenza, ma interrompe la catena del male attraverso la logica dell'amore.
Subito dopo, il Vangelo ci consegna i nomi dei Dodici. Questo dettaglio non è secondario. Gesù non chiama una folla anonima. Chiama persone concrete, ciascuna con il proprio nome, la propria storia, il proprio carattere e persino le proprie contraddizioni. Il Vangelo non ama le masse indistinte, ma i volti e i nomi propri. Per questo non siamo veramente cristiani quando ci sentiamo rassicurati dai numeri, dal successo o dalla forza di una qualunque esperienza ecclesiale. Siamo cristiani quando ci accorgiamo che Cristo sta chiamando personalmente ciascuno di noi.
Mercoledì 8 luglio 2026 – (Mercoledì della XIV Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari)



