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Lc 10,17-24 - Sabato della XXVI Settimana del Tempo Ordinario
«Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». Gesù sembra voler spostare lo sguardo dei discepoli. Essi sono entusiasti del potere sperimentato contro il male, mentre Gesù dice loro che esiste qualcosa di infinitamente più importante: sapere a chi appartengono. È una correzione necessaria anche per noi.
A volte diamo al male, al demonio e a tutto ciò che appartiene al buio un’attenzione sproporzionata. Ne parliamo continuamente, ne siamo affascinati e impauriti, fino al punto che il male sembra occupare più spazio di Dio nei nostri pensieri. Il cristianesimo, invece, non è una religione costruita sulla paura del male, ma sulla certezza della vittoria di Cristo. Ciò che dovrebbe preoccuparci seriamente non è la potenza del male, ma la possibilità che la nostra libertà scelga di allearsi con esso. È questo il peccato: non qualcosa che semplicemente ci accade, ma il modo in cui possiamo usare male la nostra libertà.
Per questo Gesù riporta tutto all’essenziale: «i vostri nomi sono scritti nei cieli». Non sta dicendo ai discepoli di sentirsi potenti, ma amati. La vera sicurezza di un cristiano non consiste nel possedere poteri particolari, ma nel sapere che la propria vita è custodita dentro una relazione con Dio. La vita cristiana non consiste allora nell’andare continuamente alla ricerca del buio per combatterlo, ma nel rimanere attaccati alla luce. Non consiste nell’essere ossessionati dal demonio, ma nell’essere profondamente uniti a Cristo.
Forse dovremmo ricordarlo ogni volta che la paura prende il sopravvento: la nostra forza non viene dal conoscere il male, ma dal conoscere Cristo. Il vero miracolo non è che i demòni si sottomettano. Il vero miracolo è poter vivere sapendo che il nostro nome è scritto nel cuore di Dio.





