Mc 16,9-15 - Sabato fra l’Ottava di Pasqua

Prima Maria di Magdala e poi i discepoli di Emmaus annunciano agli altri che Gesù è risorto, ma non vengono creduti. Prevalgono il lutto, il pianto, la chiusura. È come se il dolore fosse più forte della speranza. Questo mette in luce un punto decisivo: il problema fondamentale, per i discepoli di allora e per noi oggi, è la fede. Spesso pensiamo che le crisi della Chiesa o della nostra vita personale dipendano dall’organizzazione, dalle strategie, dalle idee. Ma il nodo vero rimane sempre lo stesso: credere.

L’evangelista Marco lo sottolinea con chiarezza: «Alla fine apparve anche agli Undici mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto». Non è un rimprovero superficiale. Gesù tocca il cuore del problema: incredulità e durezza di cuore. Non è mancanza di informazioni, ma resistenza interiore. Non è assenza di segni, ma incapacità di fidarsi. E questa esperienza non è lontana dalla nostra. Quante volte anche noi siamo increduli. Quante volte sentiamo di non riuscire a credere fino in fondo. Vorremmo avere una fede più solida, più sicura, più evidente. Ma la fede non è qualcosa che si impone con la forza. Non è una violenza fatta alla ragione o al cuore. È una proposta. Si affaccia alla nostra vita e chiede una risposta libera.

Il Vangelo, allora, non ci accusa per farci sentire in colpa, ma ci invita a riconoscere dove siamo. A prendere sul serio la nostra fatica a credere, senza nasconderla. Perché proprio lì può iniziare un cammino vero: non quello di chi si illude di avere già tutto chiaro, ma quello di chi, anche tra dubbi e resistenze, sceglie ogni giorno di fidarsi un po’ di più. Quando ci sentiamo in crisi di fede, semplicemente preghiamo così: "Signore, aumenta la mia fede".

Sabato 11 aprile 2026 – (Sabato fra l’Ottava di Pasqua)

Epicoco, Gesù veramente