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Gv 16,5-11 - Santi Nereo e Achilleo, Martiri – Memoria Facoltativa
«È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore». Queste parole di Gesù nel Vangelo di oggi contengono una lezione profonda. A volte amare significa lasciare spazio all’altro. Significa non trattenere, non occupare tutto, ma permettere che l’altro emerga. Questo lasciare spazio può essere vissuto come distanza, come vuoto, persino come assenza. Eppure non è abbandono. È una forma più alta di amore, perché rende possibile la libertà.
Anche nella nostra esperienza spirituale accade qualcosa di simile. Quando ci sembra che Dio sia lontano, che non si faccia sentire, non significa che ci abbia lasciati. Può essere, invece, il modo attraverso cui ci invita a mettere in gioco ciò che siamo. È come se volesse far emergere forze che sono già dentro di noi, ma che restano nascoste finché non siamo chiamati a usarle. È lo Spirito Santo, dono dall’alto, che opera in profondità e trasforma il cuore. Gesù aggiunge che lo Spirito «convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio». Il peccato, nella sua radice più profonda, non è semplicemente sbagliare, ma non credere. È chiudersi alla relazione con Cristo, non fidarsi di Lui.
La giustizia, invece, è legata al fatto che Gesù «va al Padre». Non si impone più con evidenza, non si offre come una presenza che elimina la libertà. Proprio per questo la fede diventa una scelta reale. Infine, il giudizio: «il principe di questo mondo è già condannato». Significa che il male, pur continuando a manifestarsi, è già stato vinto. Se lo Spirito ci convince di queste tre cose abbiamo tutto il necessario per vivere diversamente tutto: fidato di Cristo, accetta di assumerti la tua responsabilità e ricordati che Gesù ha già vinto tutto, anche ciò che oggi ti fa perdere.
Martedì 12 maggio 2026 – (Santi Nereo e Achilleo, Martiri – Memoria Facoltativa)




