Epicoco, Gesù veramente

Gv 15,18-21 - Sabato della V Settimana di Pasqua

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me». Queste parole del Vangelo di oggi sono molto chiare e, allo stesso tempo, molto esigenti. Ci aiutano a comprendere un criterio importante: quando, come cristiani e come Chiesa, riceviamo solo consenso e applausi, dovremmo interrogarci. Il Vangelo, infatti, non è qualcosa che lascia indifferenti. Non è una parola neutra.

È una parola che tocca, che mette in discussione, che a volte disturba. Proprio come il sale su una ferita: brucia, ma non per fare del male, bensì per guarire. Quando qualcuno avverte questo “bruciore”, può reagire con rifiuto. E spesso il rifiuto si trasforma in ostilità. Per questo non dobbiamo stupirci se, vivendo il Vangelo, diventiamo a volte segno di contraddizione. Il problema non è essere rifiutati, ma il modo in cui reagiamo a questo rifiuto. Il vero rischio non è l’opposizione del mondo, ma diventare simili a chi ci osteggia. Quando, infatti, a causa della persecuzione o della critica, diventiamo spietati, aggressivi, ossessionati dall’avere ragione, allora abbiamo già smarrito il Vangelo che vorremmo annunciare.

Gesù non ci chiede di evitare il conflitto a tutti i costi, ma di non perdere mai lo stile dell’amore. Anche quando siamo fraintesi, anche quando siamo rifiutati. Il Vangelo di oggi, allora, non ci invita a cercare lo scontro, ma a non temerlo. E soprattutto ci invita a vigilare su noi stessi: perché la verità del Vangelo non si difende con la violenza, ma si testimonia con la coerenza. È così che si rimane fedeli a Cristo, anche dentro le contraddizioni.