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Gv 17,11b-19 - San Bernardino Da Siena, Presbitero – Memoria Facoltativa
«Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno». È una preghiera piena di fiducia quella che Gesù rivolge al Padre nel Vangelo di oggi. Gesù sa bene che amare qualcuno non significa preservarlo da ogni difficoltà. La vita rimane segnata dalla fatica, dalle prove, dalle contraddizioni. Ma ciò che davvero conta è che queste difficoltà non ci distruggano interiormente. Per questo Gesù non chiede che i suoi discepoli vengano sottratti al mondo, ma che siano custoditi. È una differenza fondamentale.
La fede non ci porta fuori dalla realtà, ma ci permette di attraversarla senza perderci. E qual è il modo attraverso cui veniamo custoditi? Gesù lo dice chiaramente: «Consacrali nella verità. La tua parola è verità». La Parola di Dio non è semplicemente un racconto edificante o una raccolta di buoni consigli. È qualcosa di vivo ed efficace. È una presenza che illumina, corregge, sostiene, salva. Troppo spesso abbiamo ridotto il Vangelo a una morale o a un’abitudine nelle nostre liturgie. Ma la Parola di Dio è molto di più: è il modo concreto attraverso cui Cristo continua a custodire la nostra vita.
Quando una persona frequenta davvero la Parola, cambia il suo modo di guardare le cose. Cambia il criterio con cui giudica la realtà. Cambia persino il modo di affrontare il male e la sofferenza. Per questo tornare al Vangelo significa tornare a ciò che ci salva davvero. Significa lasciare che la verità di Dio consacri la nostra vita, cioè la renda stabile, libera e capace di resistere anche dentro le prove.






