La trasgressione e la festa per Jannik Sinner hanno il gusto di hambuger e patatine, mangiati con le mani tra persone care, a vittoria conquistata. Anche a Roma è andata così lo svela una foto in mezzo alla gallery pubblicata dal giocatore sull’account Instagram ufficiale.

Ovviamente con la faccia di Jannik Sinner è pressoché impossibile girare per la Capitale e mangiare in santa pace, si tratti di un ristorante stellato o di un fast food, l’unica soluzione al problema è mangiare in albergo, e nella propria suite, perché a questo livello di notorietà salvarsi la privacy è quasi un secondo lavoro. E lo sarà ancora di più dopo il bagno di folla di Roma. Anche a New York dopo il primo Us Open Sinner aveva celebrato così: con hamburger e patatine fritte consumati, con l’aria goduta e con le mani, in hotel con lo staff. Stavolta s’è unita la famiglia e chissà che cosa penserà dentro di sé di questi gusti “barbari” il padre cuoco di tradizione altoatesina. Da fuori basta guardargli gli occhi a fine partita per intuire, nella sua asburgica sobrietà, l’ammirazione, la fierezza trattenuta.

In alcune interviste Jannik ha rivelato che questa piccola trasgressione come pure quella dei dolci che se stesse alla gola amerebbe molto, è il comfort food che si concede quando si tratta di celebrare una vittoria. Come non ha mai nascosto che è tra gli affetti di una vita che si ricarica, prima di riprendere a far la trottola per il mondo assieme al suo staff, cui lo lega un rapporto di fiducia coeso. Tra i collaboratori è entrato di recente anche Joseph Cannillo, italo-americano, formato in America, laurea in biologia alla Long Island University di New York e in Medicina Chiropratica al New York Chiropratic College, specializzato in citopatologia presso la Cornell University, New York Hospital con un Master in Genetica Molecolare, e uno in Fitoterapia clinica, a lungo collaboratore di Novak Djokovic, tra i tennisti noto per aver posto sempre all’alimentazione un’attenzione al limite del maniacale. Cannillo si occupa di studiare i percorsi di recupero del fisico di Jannik cui il circuito chiede continuità e tenuta nello stress: vivere e vincere molto nel tennis significa tenere in piena efficienza il corpo come una macchina delicata, una parte del lavoro che costa fatica e rigore. Che Jannik Sinner sia un professionista diligente e rigoroso è noto a tutto l’ambiente, si sa che non è tipo da lasciarsi andare. Ma una trasgressione calcolata non rovina il programma e salva la serenità e l’equilibrio.

E quando qualcuno lo ha stanato a concedersi un hamburger una volta anche senza vittoria, Jannik ha svelato: «Ma quella era la settimana del mio compleanno».

E valeva bene una piccola festa con questa sua cena speciale che sa di personalissimo risarcimento della preadolescenza sacrificata, per passione, al sogno del tennis. Il lato bambino di un ragazzo, perché a 24 anni lo si è ancora, che sembra nato grande. Altro che robot, alieno e via dicendo.