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Mt 9,32-38 - Martedì della XIV Settimana del Tempo Ordinario
«Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare». Il demone muto di cui ci racconta il Vangelo di oggi è forse molto più presente nelle nostre vite di quanto possiamo immaginare. Il male, infatti, tenta sempre di interrompere la comunicazione, di spezzare le relazioni, di costruire distanze che, con il passare del tempo, diventano muri invalicabili.
Quante famiglie si dividono a causa di silenzi che nessuno ha più il coraggio di interrompere. Quante amicizie finiscono non per un grande tradimento, ma perché a un certo punto si smette di parlarsi veramente. Quante relazioni si ammalano perché ciò che dovrebbe essere detto viene trattenuto, oppure perché le parole vengono usate per ferire invece che per incontrarsi. Non è un caso che il primo effetto della liberazione operata da Gesù sia proprio la restituzione della parola. Quell'uomo ricomincia a parlare.
Cristo, quando entra nella nostra vita, riapre sempre la possibilità della relazione. Ci restituisce la capacità di dire ciò che portiamo nel cuore, di chiedere perdono, di spiegare, di ascoltare, di ricominciare un dialogo. Dovremmo allora avere una cura immensa delle nostre parole. Attraverso di esse può passare il bene o il male di gran parte della nostra vita. Una parola può incoraggiare o distruggere, avvicinare o allontanare, guarire una ferita o renderla ancora più profonda. Ma non basta semplicemente parlare. Bisogna imparare a comunicare, cioè a usare la parola per costruire una comunione. Il male ci vuole muti quando dovremmo parlare e aggressivi quando dovremmo tacere. Gesù invece ci restituisce una parola libera, vera, capace di creare relazioni.
Martedì 7 luglio 2026 – (Martedì della XIV Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari)




