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Gv 3,13-17 - Esaltazione della Santa Croce – Festa
«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». La festa dell'Esaltazione della Santa Croce potrebbe essere facilmente fraintesa. Il cristianesimo non esalta la sofferenza e non considera il dolore qualcosa da cercare. Ciò che oggi viene esaltato è l'amore che la Croce rende visibile: un amore disposto ad arrivare fino alle estreme conseguenze.
La Croce, infatti, non ci dice semplicemente quanto Gesù abbia sofferto. Ci dice soprattutto quanto siamo amati. È questa la prospettiva che cambia tutto. Se guardassimo soltanto il dolore, la Croce sarebbe semplicemente il racconto di una tragedia. Ma se dentro quel dolore riconosciamo un amore che non fugge, che non abbandona, che rimane fedele fino alla fine, allora la Croce diventa davvero il luogo della salvezza.
Essere raggiunti da un amore così può letteralmente rimettere in piedi una vita. Tutti sappiamo per esperienza che non si vive soltanto perché il cuore continua a battere. Si può essere biologicamente vivi e interiormente spenti. Si può continuare a fare tutto ciò che bisogna fare e, nello stesso tempo, non avere più una ragione per cui farlo.
È proprio qui che l'amore compie il suo miracolo. Quando qualcuno si sente veramente amato, ritrova una ragione per vivere, per ricominciare, per sperare. In questo senso la risurrezione non riguarda soltanto ciò che accadrà alla fine della nostra vita. Esiste una risurrezione che può cominciare già adesso, ogni volta che l'amore ci strappa dalla disperazione e ci restituisce alla vita. Noi non esaltiamo ciò che ha fatto soffrire Cristo. Esaltiamo il fatto che nemmeno quella sofferenza è riuscita a impedirgli di amarci.



