Portare la Laudato si’ dentro la vita di casa, tra pasti, orari, consumi, figli, nonni e relazioni di quartiere. È l’obiettivo del manuale intitolato L’ecologia integrale nella vita della famiglia, frutto dell’impegno congiunto di due Dicasteri della Santa Sede, il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e il Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita: uno strumento pensato per aiutare le famiglie a tradurre l’ecologia integrale in scelte quotidiane, concrete e condivise.

Segni di attenzione

Il punto di partenza non è una ricetta valida per tutti. Ogni nucleo familiare vive condizioni diverse: contesto economico, abitazione, trasporti, scuola, lavoro, presenza dei nonni, età dei figli. Proprio per questo il manuale non propone un modello uniforme, ma criteri di discernimento. «La famiglia, come sosteneva papa Francesco, ha il compito di “rendere domestico il mondo”: trasformare la casa, e da lì la società, in un luogo in cui si impara ad amare», spiega Tebaldo Vinciguerra, franco-italiano, sposato e padre di quattro figli, diplomato in scienze politiche e relazioni internazionali, con un dottorato in economia sull’acqua potabile, al servizio della Santa Sede dal 2011.

In famiglia l’attenzione reciproca passa anche da momenti apparentemente ordinari: cambiare pannolini, leggere una fiaba, cucinare insieme, passeggiare, coltivare un orto, sedersi attorno a un gioco da tavolo. Sono tempi gratuiti, spesso invisibili, ma decisivi, dove «si educa senza fare lezioni, si trasmettono valori con l’esempio, si impara che la cura non è un gesto eccezionale ma una pratica quotidiana». Il semplice fatto di prendersi «cura di un albero da frutto insegna quanto la cura debba essere prolungata, e che la natura ha i suoi tempi e i suoi ritmi».

Poi attorno ai pasti, agli acquisti, alla scuola, alle vacanze o a un trasloco, una famiglia può imparare a decidere insieme. Non si tratta soltanto di organizzare meglio l’agenda, ma di darle un senso. Per questo il manuale propone capitoli brevi, domande, spunti di riflessione e momenti di preghiera: un percorso per fermarsi, confrontarsi e scegliere. «Una questione decisiva è il tempo. A chi lo dedichiamo? Di chi ci prendiamo cura?», esemplifica Vinciguerra. «Oggi il tempo familiare è uno spazio conteso. Lo assediano impegni, schermi, smartphone, attività esterne, soprattutto quando i figli crescono». Da qui l’invito a creare appuntamenti protetti: «I pasti beninteso senza televisione, una sera libera da altri impegni, una preghiera prima di mangiare o di andare a dormire, momenti per chiedersi scusa e perdonare, momenti di concertazione in famiglia per programmare attività importanti. “Il tempo è superiore allo spazio”, ripeteva papa Francesco». In famiglia significa scegliere di esserci, anche quando non sembra produttivo.

Contro il consumo

Il manuale ha un’introduzione, una conclusione, sette capitoli e un’appendice che presenta quello che la Piattaforma di Azione Laudato si’ propone per le famiglie. Il capitolo sui consumi interroga profondamente: serve davvero l’ultimissimo smartphone? Un elettrodomestico oppure un computer possono durare di più? Si riesce a condividere libri, giochi, attrezzi tra vicini? «“Mutualizzare” non significa solo risparmiare: vuol dire costruire legami, fiducia, senso di appartenenza. Lo stesso vale per vestiti, acquisti online, oggetti usa e getta o di scarsa qualità. Educare i ragazzi a chiedersi da dove vengono i prodotti e chi ne paga il prezzo accresce la consapevolezza e il senso critico, e contribuisce a sottrarre la felicità alla logica del possesso».

La pubblicità racconta spesso famiglie felici perché consumano. «L’ecologia integrale propone un’altra strada: relazioni, esperienze condivise, gruppi educativi, comunità. Scoutismo, realtà giovanili salesiane o francescane, movimenti familiari e reti parrocchiali possono offrire ai ragazzi un’appartenenza meno fragile di quella costruita su mode, follower e like. La famiglia, in questa visione, non resta chiusa nella propria casa: diventa cellula sociale, capace di aprirsi al condominio, alla parrocchia, al quartiere, alla città», sostiene Vinciguerra.

E in parrocchia?

Il discorso riguarda anche le parrocchie e i loro sforzi per la sostenibilità ma anche l’accoglienza. Come viene accolta una famiglia che arriva per la prima volta? C’è qualcuno che saluta, accompagna, integra? E, soprattutto, le famiglie sono destinatarie di proposte già decise o protagoniste di un cammino costruito insieme? «L’eredità sinodale», sottolinea Vinciguerra, «chiede il passaggio da “abbiamo pensato per voi” a “discerniamo e costruiamo insieme”».

Al centro resta una convinzione: la cura del creato è una vocazione per ogni persona, non un tema secondario. «Da Paolo VI a Leone XIV, il magistero ha chiarito che non si tratta solo di “ambiente” da gestire o proteggere, come se fosse una realtà circostante a noi estranea. L’essere umano è creatura tra le creature, parte di una rete di relazioni e interdipendenze, con una responsabilità specifica».

Con la Laudato si’, papa Francesco ha inserito la cura della casa comune tra le opere di misericordia spirituale e corporale. Prendersi cura del creato significa riscoprire limite, gratitudine, dipendenza reciproca. «Vuol dire ricordare che il cibo non arriva semplicemente dal supermercato, come faceva osservare già l’ambientalista, guardaboschi e scrittore statunitense Aldo Leopold: dietro una colazione ci sono terra, lavoro, stagioni, tempi naturali. Dimenticare questi legami produce modelli di consumo insostenibili e ingiusti».

Due tipi di degrado

La Laudato si’ lega degrado ambientale e degrado sociale. Non si risana la relazione con la natura senza risanare le relazioni umane fondamentali. «Benedetto XVI parlava di deserto interiore e deserto esteriore; Francesco ha sviluppato questa intuizione mostrando come indifferenza, cinismo e negligenza verso gli altri diventino anche indifferenza, cinismo e negligenza verso la biodiversità, verso la casa comune. Individualismo e consumismo feriscono insieme la vita familiare, la società e la natura».

Il manuale, nel primo capitolo, riprende così alcuni cardini del magistero di Francesco: l’ecologia integrale, il bene comune, lo sviluppo umano, la denuncia della cultura dello scarto, la famiglia come luogo in cui si impara ad amare. Ma insiste anche su un punto politico e pastorale: «Il cambiamento può partire dal basso, da famiglie che fanno rete, si sostengono, esprimono paure e proposte, e arrivano a incidere anche sui livelli decisionali più alti».

Da qui una serie di domande molto pratiche. Che cosa ricordano i nonni del loro rapporto con la natura? Quali forme di sobrietà e solidarietà possono trasmettere? Come consideriamo il corpo? Che rapporto abbiamo con cibo, sport, cura di noi stessi? Come acquistiamo, ripariamo, ricicliamo, condividiamo? Come festeggiamo e come spendiamo il tempo libero? Interrogativi semplici, capaci però di aprire conversazioni profonde tra coniugi, genitori e figli.

La dimensione spirituale non è separata dalla vita ordinaria. In famiglia prende forma nella preghiera, nella Messa, nell’ascolto delle Scritture, nei sacramenti, ma anche nella pazienza quotidiana, nell’aiuto ai genitori anziani, nell’educazione dei figli. «Il matrimonio, in questa prospettiva, è un atto di speranza; la cura di una nuova vita diventa segno concreto di fiducia nell’opera creatrice di Dio».

Anche i ritmi della natura possono tornare a parlare: le tradizioni agro-rurali come le benedizioni dei campi oppure le giornate di ringraziamento per il raccolto, le liturgie intorno all’acqua come la Veglia Pasquale, il Tempo del Creato dal 1° settembre al 4 ottobre. Non devozioni aggiunte dall’esterno, ma occasioni per riconoscere nella vita ordinaria una relazione con Dio, con gli altri e con la terra.

Guerra, ferita all’ambiente

Il tema si allarga poi alla pace. Il messaggio di papa Leone XIV per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato per questo anno 2026 richiama l’immagine biblica delle spade trasformate in vomeri e delle lance in falci (dal libro di Isaia). Le guerre non distruggono solo vite e città: lasciano ferite ambientali profonde. «Per esempio», illustra Vinciguerra, «la pratica della cosiddetta “terra bruciata”, terreni agricoli minati, fonti avvelenate, infrastrutture idriche distrutte. In pochi istanti si cancella ciò che richiederà anni per essere ricostruito, mentre risorse enormi vengono sottratte allo sviluppo e destinate agli armamenti».

Ma le risorse naturali possono diventare anche terreno di cooperazione. Fiumi come il Danubio e il Reno, gestiti attraverso accordi tra Stati, mostrano i benefici della collaborazione. Nella Chiesa, esperienze come la Rete ecclesiale panamazzonica o la Rete del bacino del Congo indicano la stessa direzione: custodire biomi e popolazioni, unendo tutela ambientale e giustizia sociale. A livello locale, orti condivisi, quartieri sostenibili e spazi associativi raccontano che la cura dell’ambiente può diventare legame sociale.

Dentro questo quadro si colloca la già citata Piattaforma di Azione Laudato si’, ideata internamente al Dicastero poi sviluppata assieme a diversi partner, tra cui il Movimento Laudato si’. Famiglie, parrocchie, congregazioni, associazioni, centri sanitari e aziende possono registrarsi, costruire un profilo, definire un piano e assumere impegni concreti ispirati ai sette obiettivi dell’enciclica: dal grido della terra al grido dei poveri, dall’educazione alla spiritualità, dalla vita comunitaria alla partecipazione.

Una ecologia quotidiana

A dieci anni dalla Laudato si’, il bilancio indicato da Vinciguerra è quello di «una sensibilità cresciuta in molti continenti e ciò, tutto sommato, in pochissimi anni. Forse mai come prima un’enciclica aveva avuto un tale impatto sulle università, sulle comunità laicali, sulla formulazione di programmi e sulla riorganizzazione di uffici a livello diocesano e nazionale. La Giornata di preghiera per la cura del creato e il Tempo del Creato si stanno diffondendo con modalità diverse nelle Chiese locali. In Italia esisteva già da tempo una tradizione legata alla Giornata del Ringraziamento; altrove nuove iniziative sono nate e continuano a nascere: la Laudato si’ ha incoraggiato e in alcuni contesti forse anche “dato ragione” a quei cristiani già impegnati a favore della cura della casa comune, e altrove l’enciclica ha ispirato altri ad agire e a intavolare collaborazioni, a costruire ponti».

La forza del manuale sta proprio nella sua destinazione: non parla anzitutto agli specialisti, ma alle famiglie reali. Invita a partire dalla tavola, dagli acquisti, dal tempo, dalla preghiera, dal condominio, dalla parrocchia, dai figli e dai nonni. L’ecologia integrale, in questa prospettiva, non è un capitolo a parte della vita cristiana. È il modo quotidiano con cui una famiglia custodisce ciò che ha ricevuto e contribuisce a rendere più umano il mondo.