Gv 8,21-30 - Martedì della V Settimana di Quaresima

Avvicinandoci alla Settimana Santa, e quindi ai giorni conclusivi della vita terrena di Gesù, il Vangelo di Giovanni sembra diventare sempre più difficile da comprendere per coloro che gli stanno accanto. I discorsi si fanno esigenti, profondi, quasi incomprensibili. Gesù sembra parlare una lingua diversa, lontana da quella di chi lo ascolta. Eppure la sua è la lingua dell’amore. Ed è paradossale che proprio questa lingua venga percepita come straniera.

Il cuore dell’uomo è fatto per l’amore, ma spesso fatica a riconoscerlo quando si manifesta nella sua forma più vera, cioè nel dono totale di sé. Gesù, però, non rinuncia a dire la verità. Con grande libertà afferma: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». L’“innalzamento” di cui parla è la croce. Apparentemente sarà il momento della sconfitta, dell’abbandono, della fine. In realtà sarà il momento più alto della rivelazione dell’amore. Proprio lì si compie ciò che Gesù stesso aveva insegnato: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici».

Nel momento in cui tutto sembra crollare, Gesù è in realtà pienamente unito al Padre. Non è mai stato così fedele, così libero, così efficace. La croce non è il fallimento della sua missione, ma il suo compimento. Questo Vangelo parla anche alla nostra vita. Ci ricorda che i momenti di debolezza, di prova, di apparente sconfitta non sono necessariamente inutili o sterili. Possono diventare, se vissuti nell’amore, i momenti più fecondi. Non si tratta di cercare la sofferenza, ma di imparare ad attraversarla alla maniera di Gesù. Non sempre possiamo evitare le croci, ma possiamo scegliere come starci sopra. Possiamo viverle con rabbia o con amore. Ed è proprio l’amore a trasformarle. Forse il Vangelo oggi ci invita a questo: non cercare soltanto di scendere dalle croci della vita, ma imparare a rimanerci con amore. Perché è lì, spesso, che si manifesta una fecondità che non avevamo previsto.

Martedì 24 marzo 2026 – (Martedì della V Settimana di Quaresima)