«Speriamo che san Francesco ci protegga e porti un po’ di pace in questo mondo pazzo». Lorenzo Jovanotti rende omaggio alle spoglie mortali di San Francesco nel giorno in cui si chiude il mese dell’ostensione delle sue ossa voluto per celebrare gli 800 anni dalla morte. Con moglie, figlia e suoceri osserva e prega. Fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazioni del Sacro Convento, spiega gli affreschi della Basilica inferiore.

Intanto gli ultimi pellegrini sfilano davanti all’urna, si inginocchiano, pregano. Sono stati oltre 370 mila dal 22 febbraio, giorno in cui si sono aperti i pellegrinaggi. Una media di 10mila al giorno dal lunedì al venerdì, quando i frati hanno previsto un accompagnamento per i gruppi con spiegazioni, rinnovo delle promesse battesimali, confessioni, e di 18 mila il sabato e la domenica.

L’evento, che ha superato le aspettative iniziali, sia in termini numerici che di qualità dell’esperienza dei pellegrini, continua a dare, come hanno sottolineato sia fra Marco Moroni, padre custode del Sacro Convento, che fra Giulio, un messaggio importante, e cioè quello che «l’amore può vincere la morte». San Francesco non ha risolto i problemi, non ha fatto neppure tanti miracoli, si ricorda, ma ha mostrato che un altro modo di vivere è possibile. E, in questo mese di ostensioni, oltre 370 mila pellegrini di tutto il mondo, di tutte le estrazioni sociali, arrivati da soli o in comunità, hanno dimostrato che è possibile vivere in fraternità.

Il bilancio di un mese di esposizione delle reliquie di San Francesco. Parla fra Giulio Cesareo, direttore dell'Ufficio comunicazioni del Sacro Convento

Una testimonianza che ha portato nuove energie e linguaggi nella stessa comunità dei frati. Ai 67 del sacro convento si sono aggiunti, ogni giorno altri 25 da altre comunità (per un totale di 60 complessivi nell’arco del mese), 50 collaboratori laici, 60 volontari, 15 persone per la sicurezza esterna e interna. Centinaia di migliaia le preghiere, una ventina di scatoloni, che i frati hanno portato, la mattina dell’ultimo sabato, al cospetto del Santo. Preghiere semplici per la propria famiglia, per i figli e gli amici in difficoltà. Ma soprattutto un grande desiderio di pace nel mondo, di fine dei conflitti, di consolazione per chi soffre.

Fede e spiritualità

Le ossa di san Francesco e la santità senza maschere

Le ossa di san Francesco e la santità senza maschere
Le ossa di san Francesco e la santità senza maschere

Un evento che ha cambiato il cuore di chi arrivava, ma anche di chi si è reso disponibile per l’organizzazione e che ha vissuto l’esperienza come un’opportunità per ascoltare, osservare e accogliere. Accogliere tutti, anche le persone con più difficoltà. Sono riusciti a fare il pellegrinaggio anche gli ospiti del Seraphicum, l’istituto specializzato nella riabilitazione, cura e assistenza socio-sanitaria di bambini e giovani adulti con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali anche gravissime. Si è fatto uno sforzo per abbattere le barriere architettoniche e rendere accessibile san Francesco a tutti. Perché, è il messaggio che ha lasciato anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, celebrando la messa conclusiva dell’evento, «questo segno, che non è stato “per sempre” possa continuare a essere per ciascuno un “per sempre” nella fede».

Andrea Cova, coordinatore editoriale della rivista San Francesco Vive spiega il significato del numero monografico dedicato al Santo

San Francesco resta un monito a respingere «la tragica illusione di combattere il male con il male. Anche la morte, invece, ci dice san Francesco, si arrende all’amore e diventa essa stessa occasione di gloria a Dio. Non è la forza la signora del mondo, ma l’amore. È l’amore l’unica forza che può cambiare il mondo e farlo risorgere». Nell’ostensione del corpo di San Francesco, conclude il cardinale, «abbiamo vissuto la gioia di vedere che la vita sboccia a partire dal dono di sé, mettendosi in relazione con il prossimo, studiando come potergli voler bene. Come poter essere seme che porta frutto. Sapendo che per vedere il frutto il seme si deve perdere, donarsi. Ed quando il seme si perde che inizia la vita eterna già qui». Quando seguiamo il Signore, «quando siamo pieni del suo Spirito, la nostra vita diventa come quella di San Francesco: bella, piena d’amore in questa stagione di esaltazione della forza che arriva a bestemmiare Dio uccidendo le sue creature. Allora ascoltiamo san Francesco che porta ovunque pace, a cominciare dal suo saluto: “Pace a te!”».

L'urna di san Francesco che viene traslata dalla basilica inferiore alla cripta per la tumulazione, dopo l'ostensione