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Lc 24,13-35 - Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua
Anche la delusione può diventare un luogo pasquale. Nella delusione crolla il nostro immaginario, si infrangono le aspettative, si spezza l’idea che ci eravamo fatti della vita. E quando ciò che avevamo sognato va in frantumi, la domanda diventa inevitabile: che cosa rimane di noi? La pagina del Vangelo di Luca di oggi racconta proprio questo: una Pasqua che nasce dentro una delusione. I discepoli di Emmaus sono l’immagine di ciascuno di noi quando, feriti e disillusi, ce ne torniamo indietro, ripiegando su noi stessi. Ed è proprio lì che Gesù si accosta.
Non irrompe, non forza, ma cammina accanto. Ascolta, raccoglie, e poi, con pazienza, rimette insieme i pezzi, spiegando il senso degli eventi: «E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui». Per questo la Parola di Dio è così decisiva. Non è un testo da studiare soltanto, ma una presenza viva. È il Risorto che continua a parlarci, a rileggere con noi la nostra storia, anche quando è segnata da fratture e incomprensioni. A un certo punto accade qualcosa: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?». Il cuore riprende a battere. Non perché tutto sia già risolto, ma perché qualcosa dentro si è rimesso in moto. Poi arriva il momento del riconoscimento, nello spezzare il pane. Ma proprio in quell’istante Gesù scompare dalla loro vista.
È un dettaglio importante: la fede non è trattenere Gesù, ma lasciarsi rimettere in cammino. I discepoli ripartono. Tornano a Gerusalemme, diventano testimoni. La delusione non è più un punto di arrivo, ma un passaggio. Il Vangelo ci suggerisce che anche le nostre delusioni possono diventare luogo di incontro con Dio. La Pasqua, allora, non elimina la possibilità di vedere i nostri sogni infranti, ma ci restituisce alla vita con un cuore capace di ricominciare.
Mercoledì 8 aprile 2026 – (Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua)



