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Mt 7,21-29 - Giovedì della XII Settimana del Tempo Ordinario
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi sono tanto semplici quanto decisive. Ci ricordano che la fede autentica non si misura dalle parole che pronunciamo, ma dalla vita che conduciamo.
Si può parlare molto di Dio senza lasciarsi realmente cambiare da Lui. Si può perfino conoscere il Vangelo senza permettere al Vangelo di diventare carne nella propria esistenza. Gesù non svaluta le parole. Anche la preghiera, la predicazione e la professione della fede hanno la loro importanza. Ma ci mette in guardia da una religiosità che si ferma alle dichiarazioni e non arriva mai alle scelte concrete. La fede cristiana non è un'idea da condividere, ma una vita da vivere. Per questo il criterio decisivo è la volontà del Padre.
Non una perfezione irraggiungibile, non il successo spirituale, ma il sincero desiderio di tradurre il Vangelo in gesti concreti. Il Signore non ci chiede di riuscire sempre, ma di non smettere mai di provarci. Ciò che conta non è l'assenza di fragilità, ma la fedeltà nel ricominciare ogni volta. La stabilità della vita cristiana non nasce dunque da una forza straordinaria, ma dal quotidiano tentativo di mettere in pratica ciò che crediamo vero. È nella fedeltà delle piccole scelte, molto più che nei grandi discorsi, che si manifesta la realtà della nostra fede. Allora coraggio! Proviamoci anche oggi.




