Sono passato a pochi passi da casa tua, Lorenzo. Mi recavo in ospedale per portare conforto a Enzo, un amico operato al cuore. Un intervento difficile. All’ingresso, una donna ancora giovane mi è corsa incontro. Ha stretto le mie mani tra le sue, le ha baciate, poi con le lacrime agli occhi: «Preghi per me, padre, ho un tumore». Una pugnalata. Parole di speranza. Promessa di preghiere. A pochi passi da lei, suo marito, la guarda con tanto affetto e altrettanta paura. «Forza, si combatte. La vita è una battaglia, nessuno ha il diritto di tirare i remi in barca. Avanti. Il Signore non ci abbandona» riesco a farfugliare. Ci lasciamo.

La seguo con lo sguardo mentre imbocca l’uscita. La vita è sacra, ci fu data in dono, abbiamo il dovere di amarla e custodirla. E il pensiero ritorna a te, Lorenzo. Avevi solo 21 anni. Un colpo di pistola a tradimento ti ha spaccato il cuore. Eri incensurato. Gli inquirenti sono portati ad escludere la pista che conduce alle eterne e sanguinarie guerre di camorra napoletana. A quanto pare la tua uccisione è da ricollegare a una lite scoppiata su un campetto di calcio, qualche mese fa.

La vittima è Lorenzo Spasiano, giovane operaio incensurato, ferito a morte da un colpo di pistola al torace davanti alla sua abitazione, Napoli, 23 giugno 2026. ANSA / FACEBOOK +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++
La vittima è Lorenzo Spasiano, giovane operaio incensurato, ferito a morte da un colpo di pistola al torace davanti alla sua abitazione, Napoli, 23 giugno 2026. ANSA / FACEBOOK +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++
La vittima è Lorenzo Spasiano, giovane operaio incensurato, ferito a morte da un colpo di pistola al torace davanti alla sua abitazione, Napoli, 23 giugno 2026. ANSA (ANSA)

Una vendetta, dunque. Servita a sangue freddo, a distanza di settimane. L’uomo col quale litigasti non è riuscito a ingoiare il boccone amaro di una eventuale offesa; chissà, una parola fuori luogo, un gesto impulsivo. Ma chi è, costui? Perché ha sentito il bisogno di colpirti alle spalle? Perché nemmeno il fantasma del carcere che lo attende lo ha fermato? Avrai 21 anni per sempre. Addio, sogni di un futuro migliore, di un lavoro più stabile e sicuro, di una casa più bella. Addio ai tuoi cari genitori e amici. I tuoi anni si fermano qua, a poche ore dall’inizio di questa estate che si presenta torrida e asfissiante. Così ha voluto un uomo che avrebbe dovuto esserti fratello. Don Salvatore Cinque, il tuo parroco, non sa darsi pace, come la gente del rione in cui sei cresciuto. È vero, occorrono più strutture sportive e luoghi di aggregazioni. È vero, Napoli deve essere per i quartieri a rischio più generosa e attenta. Occorre a tutti i costi impedire ai ragazzi di essere ammaliati da questa ondata anomala e illogica di violenza che, come un bulldozer, distrugge tutto al suo passaggio. Sono passato a pochi passi da casa tua, Lorenzo.

Quante lacrime, quanta rabbia, quanta disperazione, quanta voglia di prendere a calci un muro di cemento. E la domanda che, in questi casi, sempre ci accompagna: «Perché?». Perché lo hai fatto fratello assassino e vigliacco? Perché hai trascinato in questa gelida valle di morte Lorenzo e la sua famiglia, te stesso e la tua famiglia? Il sangue che hai versato ha forse messo fine alla tua sete di vendetta? Sono certo che già stai maledicendo il momento in cui hai dato ascolto al maligno che si è preso gioco di te. Ti ha ingannato. Ti sei lasciato ingannare. Dove ti nascondi, adesso? Per quanto tempo potrai farlo? Lo sai, è questione di giorni, poi comincerà il calvario per te e per chi ti vuole bene.

La vita, fratelli, la vita. Lasciamoci incantare dalla vita. Tra le bellezze eterne, è la più bella. Tra le verità, la più vera. Ne abbiamo una sola. Un dono stupendo, unico, irripetibile. Un bene immenso da custodire, valorizzare, promuovere. Nessuno ha il diritto di offenderla, tutti hanno il dovere di tutelarla. La nostra, quella dei nostri cari, ma anche quella di chi ci odia. Capisco che tra giovani – tutti siamo stati giovani – possa scappare una parola fuori luogo, uno sguardo non gradito, uno spintone. Meglio far finta di niente, meglio passare oltre, ritornare ai propri impegni e ai propri affetti. Occorre, però, sfatare un equivoco nel quale tanti precipitano senza accorgersene. Quando non raccogli il guanto della sfida, quando non rispondi a un’offesa, quando, come un giunco, ti pieghi per far passare il vento velenoso di una provocazione, stanne certo, ragazzo, stai diventando un uomo vero. Giovani, non lasciatevi imbrogliare. Peggio del male c’è solo la possibilità di confonderlo col bene. E rimanerne prigionieri.