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Oggi pomeriggio i responsabili nazionali delle religioni presenti in Italia saranno ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui consegneranno una copia del Patto “La via italiana del dialogo interreligioso. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”, siglato stamane all’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis a Roma. Un documento ufficiale per dare continuità a un cammino comune durato tre anni, cominciato nel giugno 2023 con una serie di incontri presso la sede della Cei che hanno avviato una collaborazione fraterna e accogliente basata su fiducia e responsabilità, un confronto e un’amicizia nel rispetto e nella valorizzazione delle reciproche differenze, una riflessione sulla necessità di essere nello spazio pubblico risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace.


Per raggiungere insieme un obiettivo comune: «Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana».
Dal 2024 i lavori hanno coinvolto anche un gruppo di giovani delegati, rappresentanti – come gli adulti – di Assemblea dei Rabbini d’Italia, Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia, Centro Islamico culturale d’Italia, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, Unione Induista Italiana. Fra gli impegni assunti, quello di «promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano» e quello di «promuovere una cultura della pace».
Un risultato significativo e storico, in una fase segnata da tensioni e conflitti a livello internazionale. Secondo il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, «camminare insieme non è per niente scontato, sia tra di noi sia all’interno delle diverse confessioni». E ha citato l’incontro interreligioso voluto da san Giovanni Paolo II il 27 ottobre di 40 anni fa ad Assisi, sottolineando che il Patto «si nutre di queste radici, motivo ulteriore di responsabilità. In questi tempi si sono invertiti i termini: prevale il diritto della forza e non la forza del diritto. Invece le differenze sono fonte di ricchezza: il dialogo ci rende tutti più forti, rafforza l’identità reciproca non per scontrarsi, al contrario di polarizzazione ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura – un nemico. Per combattere ignoranza, male, pregiudizio, abbiamo bisogno di crescere nella conoscenza. Le grandi fedi si sono sviluppate e diffuse nel Mediterraneo: speriamo che questa via italiana possa irradiare conoscenza e rispetto per il bene comune», ha auspicato. «La via italiana del dialogo interreligioso risponde a una domanda di senso: quale rilievo, quale ricaduta ha il dialogo interreligioso per la società in cui viviamo? Ciò che proponiamo è la via maestra dell’incontro con l’altro, del dialogo tra diversi accogliendo quanto dalle rispettive tradizioni può aiutare alla crescita della nostra società», sottolinea monsignor Gaetano Castello, vescovo ausiliare di Napoli e dallo scorso maggio presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo.
Alberto Aprea, presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha ringraziato pubblicamente don Giuliano Savina, dal 2018 direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, per «la preziosa opportunità di approfondire la conoscenza fra le diverse tradizioni religiose». E riguardo al Tavolo dei giovani ha evidenziato: «Le nuove generazioni, con la loro passione, creatività e sensibilità, possano costruire una via per una società pacifica. Sono una concreta ragione di speranza». Ringraziamenti a don Savina anche da Franco Di Maria, dell’Unione Induista Italiana: «L’intolleranza religiosa è tutt’altro che vinta. In un’epoca in cui sembra che conti solo il rapporto di forza, il Patto invita alla mitezza, alla compassione, all’inquietudine del vero pensare». E rav Giuseppe Momigliano, vicepresidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, ha rimarcato che «nella situazione particolarmente difficile di cruenti conflitti in tante parti del mondo, è importante che le comunità religiose forniscano un positivo esempio di capacità di dialogo e, laddove possibile, di collaborazione, auspicando che questo clima costruttivo possa, dalla firma di questo Patto, estendersi a tutti coloro che in questo momento siamo qui a rappresentare». Sulla stessa linea Filippo Scianna, presidente dell’Unione Buddhista Italiana: «Nelle nostre tradizioni i Patti sono sacri, la decisione di custodire nel tempo una direzione comune. Esprimiamo la nostra soddisfazione per la firma del Patto che unisce le diverse confessioni religiose in un impegno concreto di dialogo, pace e responsabilità condivisa». Un aspetto rilevato anche da Mustapha Hajraoui, della Confederazione Islamica Italiana: «Nel pensiero islamico un patto non è una semplice intesa formale, ma una responsabilità davanti a Dio. Crediamo che l’Islam possa e debba contribuire alla vita del paese non come corpo estraneo».


Cristin Cappelletti, segretaria dell’Assemblea spirituale nazionale dei bahá’í d’Italia, ha ricordato che proprio il 25 giugno ricorrono gli 80 anni dell’Assemblea costituente: una coincidenza per «superare le differenze e guardare al futuro con fiducia, attingere alle forze spirituali che non vanno nella direzione del conflitto e della passività». Concorde Naim Nasrollah, del Centro islamico culturale d’Italia: «La via italiana al dialogo interreligioso è fondata non solo da principi condivisi, ma da esperienze concrete di ascolto e dialogo». Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, ha osservato che «Il nostro tempo vede anche l’utilizzo di muscolosi riferimenti a Dio a sostegno di conflitti e discorsi di odio. Le religioni in Italia hanno intrapreso un’altra strada e intendono continuare a percorrerla: una fonte di speranza che ci può preservare dall’apprensione, dalla rassegnazione e dal cinismo». Per il metropolita Polykarpos, della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, «il dialogo rappresenta un segno non di debolezza ma di profonda responsabilità spirituale. Auspico che il Patto si traduca in presenza nello spazio pubblico». Perché non si tratta di un atto solamente «formale», ha ricordato Yassine Baradai, dell’Unione comunità islamiche d’Italia: «Il dialogo interreligioso in Italia è una via nella nostra convivenza quotidiana, nelle relazioni concrete fra le persone, nelle realtà che ogni giorno lavorano in silenzio per affrontare insieme tante sfide: razzismo, islamofobia, antisemitismo... Le fedi possono aiutare a ricucire, a educare. Perché il dialogo è anche strumento divino, diventa una preghiera, un modo per arrivare a Dio».



