Epicoco, Gesù veramente

Mt 6,24-34 - Sabato della XI Settimana del Tempo Ordinario

«Non potete servire Dio e la ricchezza». Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci costringono a riconoscere una verità fondamentale: il problema non è possedere delle cose, ma lasciare che siano le cose a possedere noi. Quando il denaro diventa il criterio ultimo delle nostre scelte, smette di essere uno strumento e si trasforma in un idolo. L'idolo più grande generato dalla ricchezza non è tanto l'avidità, quanto l'illusione di poter controllare tutto.

Pensiamo che accumulando, prevedendo e organizzando ogni cosa riusciremo a metterci al riparo dall'incertezza della vita. Ma più cerchiamo sicurezza nelle cose, più cresce dentro di noi l'affanno. È una rincorsa che non finisce mai, perché nessuna quantità di beni riesce a colmare il bisogno di pace che portiamo nel cuore. Per questo Gesù ci invita a guardare altrove. Dio non promette una vita senza problemi né una sorta di benessere garantito. Promette una relazione. E questa relazione cambia il modo di stare dentro la realtà.

Chi sa di essere amato e custodito da Dio non vive più dominato dalla paura del futuro. Quando Gesù dice di non affannarci per ciò che mangeremo, berremo o indosseremo, non sta proponendo una forma di irresponsabilità. Non invita alla passività né alla superficialità. Ci sta insegnando a ristabilire le priorità. Le cose necessarie hanno il loro posto, ma non possono occupare tutto il nostro cuore. Prima viene il Regno di Dio, prima viene la ricerca di ciò che conta davvero, e tutto il resto trova la sua giusta collocazione. La preoccupazione continua, infatti, ci strappa dal presente. Chi vive costantemente proiettato in avanti non abita mai veramente la propria vita. È sempre nel domani, nei problemi che potrebbero arrivare, nelle paure che immagina. Così perde la capacità di riconoscere il bene che Dio gli sta già donando oggi.

Per questo il consiglio conclusivo di Gesù è di una sapienza pratica: «Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena». La fede non elimina le difficoltà, ma ci restituisce il presente. E il presente è l'unico luogo in cui possiamo incontrare Dio, amare davvero e vivere pienamente. Il presente è il luogo dove c’è il volto di chi ami, di quello che fai di chi sei veramente.