PHOTO
africa-studio.com (Olga Yastremska and Leonid Yastremskiy)
Lc 12,35-38 - Martedì della XXIX Settimana del Tempo Ordinario
«Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese». Gesù non ci chiede di vivere con l'angoscia della fine, ma con la consapevolezza del valore immenso di ogni istante. Essere pronti alla morte non significa disprezzare la vita. Significa esattamente il contrario: amarla così tanto da non sprecarla.
Chi sa che tutto può finire impara a riconoscere ciò che conta davvero. Una parola di perdono rimandata, un abbraccio negato, una telefonata che continuiamo a rinviare, un bene possibile che non facciamo: sono queste le cose che dovrebbero preoccuparci, non il fatto che un giorno moriremo. La morte, quando la guardiamo senza fuggire, ha il potere di rimettere ordine nelle nostre priorità. Ci ricorda che tante battaglie a cui dedichiamo energie sono inutili e che molte cose che diamo per scontate sono invece essenziali. Rimanere svegli, come chiede il Vangelo, significa allora non lasciarsi ipnotizzare dall'urgenza delle cose secondarie.
Si può essere indaffaratissimi eppure addormentati, attraversare giornate piene senza aver vissuto davvero neppure un minuto. La vigilanza cristiana non è la paura di essere sorpresi impreparati, ma la libertà di chi sceglie di essere presente alla propria vita. La lucerna accesa è un cuore che continua ad amare, anche nella fatica. La cintura ai fianchi è la disponibilità a fare oggi il bene che non va rimandato a domani.
Dio, quando busserà, non dovrà trovarci intenti a custodire una vita che non abbiamo mai osato vivere. Dovrà trovarci vivi, capaci di gratitudine, di scelte, di dono. Perché prepararsi all'eternità non significa smettere di abitare il tempo, ma imparare finalmente ad abitarlo con tutto il cuore. Non è importante sapere quando arriverà quell'ora. È importante che, arrivando, non ci trovi impreparati.





